Ma chi sono “ Sti Occitani”?


 

La Comunità brigasca è stata riconosciuta dalla Legge 482 minoranza linguistica storica, variante dell’occitano”. Durante il “XX Ëncontrë ën Tera Brigašca dë Viusena” del 2 settembre u.s., è stata consegnata a “A Vastera” la bandiera occitana. Successivamente a tale cerimonia è nata una certa polemica sull’attribuzione della qualifica di “ occitano” all’idioma brigasco ed è sorta in qualcuno anche qualche altra perplessità, ritenendo forse che il definirsi occitani possa significare l’appartenenza a un gruppo del quale non sono ben chiari né le caratteristiche né gli orientamenti. Riteniamo pertanto opportuno fornire al riguardo alcune informazioni storiche, dalle quali si evince il reale significato del sentirsi parte di una comunità che, sul piano linguistico e identitario, scopre in sé legami e affinità con la secolare civiltà degli Occitani. E’ chiaro pertanto che, per quanto riguarda i Brigaschi che si riconoscono ne “A Vastera”, di questa appartenenza essi prendono in considerazione la valenza storico-culturale e si considerano estranei ad ogni eventuale altra implicazione. Il sentimento di appartenenza all’identità occitana da parte dei Brigaschi, specie delle generazioni più anziane, deriva da una memoria storica che li fa sentire da secoli legati all’area franco-piemontese: è un sentimento vissuto in modo gratificante, come di appartenenza ad una più grande famiglia, con la quale hanno intessuto in passato e continuano a mantenere proficui e simpatici rapporti; sentimento che è lontano da ogni proposito di contrapposizione, aperto invece a quel sereno spirito di amicizia che caratterizza l’atmosfera degli annuali incontri in Terra Brigasca. Alcune notizie su ClVILTÀ E TERRITORl OCCITANI L’occitano deriva dalla lingua latina come l’italiano, lo spagnolo, il portoghese, il catalano, il francese, il rumeno, il ladino e friulano, il franco-provenzale e il sardo. Ai tempi del disfacimento dell’impero romano, il latino tardo a contatto con le lingue autoctone (pre-romane) del territorio compreso tra le Alpi e i Pirenei diede origine alla lingua d’OC. Fu Dante Alighieri a chiamarla così: egli distinse fra la lingua del SI (il toscano), la lingua d’OC (l’occitano) e la lingua d’OIL (del oui francese) .OC viene dall’affermazione latina hoc est, che significa: questo è. La civiltà occitana fu diffusa dai poeti trovatori fra il XII e il XIII secolo nelle corti europee e si ispirò ad alcune parole chiave: jovent: ossia gIoventù e gli ideali che la giovinezza porta con sé. Jòi: la gioia e la capacità di vivere con gaiezza la vita in ogni sua manifestazione. Paratge: la lealtà e la nobiltà di cuore. Pretz: il valore dei prodi Larguesa: la generosità, la capacità di donare senza nulla pretendere in cambio. Spesso parlando di occitani si usa il termine “francoprovenzali”, quasi si trattasse di omonimia. Ma i “francoprovenzali “sono un’ altra minoranza linguistica storica delle valli piemontesi, che tende a differenziarsi da quella occitana, anche se, ironia della sorte, è anch’essa una delle lingue dell’area occitana. Il franco-provenzale si parla tra la media e bassa valle di Susa e la vicina Val Cenischia,che sale verso il Moncenisio,in altre valli alpine della Provincia di Torino e comprende il valdostano, il savoiardo Anche la lingua franco- provenzale, come quella occitana, è riconosciuta dalla Legge 482/99 minoranza linguistica storica. La lingua occitana o lingua d’Oc si diffuse dalle Alpi ai Pirenei ed ancora oggi, nelle sue numerose varianti, si parla nel territorio di una parte delle valli alpine italiane, in tutta la Francia meridionale, dal Massiccio Centrale al Mediterraneo, nella Val d’Aran, un piccolo territorio occitano che si trova in Spagna nella regione autonoma della Catalogna, e sono occitani il comune ligure di Olivetta San Michele e il comune calabrese di Guardia Piemontese. Gli Occitani oggi sono tredici milioni in tre stati: Italia, Francia e Spagna. La lingua occitana diffusa dai trovatori e quella degli abitanti delle valli occitane hanno la stessa matrice, ma certo la lingua originale dei trovatori si è notevolmente trasformata con lo scorrere dei secoli, secondo un processo che si ritrova più o meno identico in tutte le lingue (l’ italiano di oggi, infatti, non è più quello dei tempi di Dante, Petrarca e Boccaccio) e ha dato origine a un’infinità di varianti. Cosi ogni villaggio, ogni paese, ogni regione occitana ha il suo modo di dire, il suo accento, parole che si dicono lì e non altrove, - le comunità ai limiti dell’area occitana, come quella brigasca, hanno certamente subito delle notevoli influenze sul piano idiomatico e su quello culturale, - ma l’intercomprensione è rimasta intatta e pur nella diversità, gli Occitani di regioni lontane (la spagnola Val d’ Aran, ad esempio, con le valli liguri-piemontesi) hanno la stessa lingua madre e condividono gran parte delle parole del ricco vocabolario occitano. Chi erano i trovatori? Trovatore viene dal verbo ‘trobar’, cioè ‘ideare’ ‘inventare. I ‘trovatori’ cercarono e trovarono il rinnovamento della poesia nell’Europa medioevale desiderosa di rinascere dopo secoli di paure e incertezze. Furono poeti itineranti: andavano di castello in castello, dal territorio occitano francese, all’Italia, alla Catalogna, alla Spagna. Lo stile dei trovatori ebbe grande influenza sulle letterature che nacquero in Europa dopo il Mille. La loro lingua: l’occitano. Persino Dante Alighieri prima di scrivere la Divina Commedia fu incerto se usare la lingua d’ oc o il toscano. Naturalmente oggi nelle comunità occitane italiane non si parla soltanto l’occitano: si parla normalmente l’italiano e spesso il francese, per consuetudine di emigrazione verso la Francia. In alcune valli piemontesi il francese è stato per secoli la lingua della cultura e delle relazioni con le autorità. Nelle valli di tradizione religiosa valdese ancora oggi si prega e si canta in francese. Nelle basse valli alpine gli abitanti conoscono e parlano il piemontese. In Terra Brigasca si parla anche il francese a La Brigue e l’italiano e spesso anche il ligure nei paesi della Valle Tanaro e della Valle Argentina. Una minoranza linguistica è una comunità, numericamente ridotta, che parla una lingua diversa da quella ufficiale. L’Italia è ricchissima di minoranze linguistiche. In Sud- Tirol - Alto Adige si parla tedesco, ma anche ladino; in Valle d’ Aosta sono diffusi i patois franco-provenzali e il francese, poi ci sono il friulano e lo sloveno in Friuli- Venezia Giulia, il sardo in Sardegna, il ladino nelle valli delle Dolomiti. Sono anche numerose le minoranze linguistiche di comunità arrivate da lontano e insediatesi in paesi e villaggi lontani dai paesi d’origine, come i Catalani di Alghero (Sardegna), gli Albanesi di Puglia, Calabria e Sicilia, e naturalmente gli Occitani di Guardia Piemontese in Calabria. Purtroppo il destino delle minoranze linguistiche è in genere di avere identità fragili. I più consapevoli sentono il rischio che, poiché tutto si trasforma, anche le minoranze linguistiche nell’incontro con altri diventino “un insieme di identità” sempre più difficilmente distinguibili. Spesso basta poco a far sì che un individuo che parla una lingua minoritaria l’abbandoni: in un mondo in cui appare importante comunicare, talvolta è più comodo evitare lo sforzo di spiegare chi si è e si preferisce usare il modo di esprimersi maggioritario. Anche molti brigaschi residenti in Liguria, pur parlandolo ancora in famiglia, sono naturalmente portati a non usare il brigasco nei loro normali rapporti e ad esprimersi invece in italiano o in ligure. Le comunità di maggioranza poi a volte considerano le diversità un pericolo per l’unità e la fratellanza dei popoli! E’ comunque interessante sapere che le terre d’Oc hanno una loro bandiera, simbolo di fratellanza: è una bandiera con sfondo rosso e croce gialla con quattro bracci di eguale lunghezza che allargano verso la sommità e terminano con tre pomelli. Ed è anche piacevole scoprire che gli Occitani hanno come loro inno una canzone d’amore intitolata “Se Chanta”, cantata ai quattro angoli del territorio occitano, dalle Alpi alla lontana Guascogna. Forse è l’unico popolo ad avere come inno una canzone d’ amore.

Questa è la versione italiana di Se Chanta:

Davanti alla mia finestra
vi è un uccellino
Canta tutta la notte
la sua canzone


Rit. Se canta che canti
Non canta per me
Canta per la mia amica
Che è lontana da me.


Quelle montagne
Che sono così alte
M’impediscono di vedere
dove sono i miei amori


Sono molto alte
ma si abbasseranno
e i miei amori
torneranno verso di me

Abbassatevi montagne
pianure alzatevi
Perché io possa vedere
dove sono i miei amori.

Anche senza sentirsi o dichiararsi occitani, si finisce per essere attratti dalla musica occitana, che oggi è tra le arti più diffuse. È bello e coinvolgente partecipare ad un incontro dove si balla al suono di musica occitana. Un viaggio musicale nelle terre d’Oc, dal Mediterraneo ai Pirenei, dalle Alpi all’Atlantico è un itinerario nel mito: dal castello di Montsegur, ultima residenza dei Catari, alla Camargue di Mistral, alla Sète di Brassens, alla Tolosa di Gardel. Poi le Cevennes dei Camisard, i paesaggi di Joan Bodon, la masche e i silvani di Barba Toni, Antonio Bodrero, grande poeta occitano del Novecento nelle valli piemontesi. Oggi si può ascoltare band come lo Dalfin (il delfino) che raccoglie fans dall’Italia e dall’Europa. Sergio Berardo, leader del gruppo, ha reinventato la tradizione, creando un genere musicale in cui confluiscono rock e trovatori: ghironda, fifre, galobet, zucche e tamburi, cornamusa e scacciapensieri, violino e organetto con gli strumenti elettrici della musica contemporanea. Le band musicali delle valli occitane in Piemonte sono ormai decine: Gai Saber, Li Barmenk, Lo Seriol, Lhi Jarris, L’Escarbòt, Aire d’òc, Senhal, Rossinhol... tanto per citarne alcuni. I loro repertori vanno dai canti tradizionali ai testi e musiche di nuova creazione Ogni ricorrenza patronale o festa campestre è un’occasione per vivere la musica e danzare. Poi ci sono concerti e appuntamenti in molte occasioni dell’anno. Una delle feste musicali più importanti nelle valli piemontesi è la Baia di Sampeyre, in Val Varaita, che si tiene ogni cinque anni. Negli Incontri annuali in Terra Brigasca da qualche anno si suona l’inno nazionale occitano Se Chanta e si danza al suono della musica occitana.

N.L.

Tratto dalla pubblicazione “Valli Olimpiche: Occitano Lingua Madre” della Provincia di Torino