LA CAPPELLA DI SANT' ERIM'

NELLA VALLE DEI MAESTRI

 
 
di Carlo Lanteri

















LOCALIZZAZIONE


La chiesetta di "Sant' Erim'" (Sant'Erasmo) sorge nella Valle dei Maestri, una zona pascolativa prossima al "Colle dei Signori", nelle Alpi cuneesi. Si raggiunge in un'ora e mezza circa partendo dal posteggio di Carnino superiore (CN), attraversando la borgata e seguendo la mulattiera che ne esce in direzione ovest. Oltrepassato il bivio a sinistra per il Passo Lagaré e Upega (segnavia A29), che si ignora, si prosegue sul sentiero (segnavia A03) che si addentra nel Vallone di Carnino. Il percorso si snoda lungo versanti assolati coperti di arbusti. Dopo aver trascurato una traccia che si stacca a sinistra, si incontra una piccola fontana. Il sentiero taglia il versante sinistro orografico del vallone, lascia a destra il bivio per il Passo delle Mastrelle (segnavia A04), e raggiunge lo stretto intaglio della Gola della Chiusetta, che dà accesso al Vallone dei Maestri. Attraverso questo passaggio si sbocca in una prima area pascolativa, seguita da una seconda, più ampia. Nella prima, indicata col nome di "Gola della Chiusetta" (Cian da Ciuseta), esisteva anticamente un lago, il "Lago dei Signori" (Laag di signuri), scomparso ormai da secoli e trasformato parzialmente in torbiera.
 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTIZIE STORICHE e RESTAURI

Le fonti pi antiche

 

Nelle relazioni delle Visite Pastorali del 1748 del Vescovo di Ventimiglia Giustiniani, tra le cappelle sottoposte alla giurisdizione del Prevosto di Briga è indicata quella di Sant'Erim': "un costrutto di piccole dimensioni in terra denominata la Bandita dei Maestri".

Per "cappella" si intendeva all'epoca un luogo di culto saltuario, limitato ai due mesi estivi di alpeggio, caratterizzato dalla celebrazione della Messa domenicale e da incontri di preghiera. Sempre nelle stesse relazioni, fornendo chiarimenti al Vescovo, il Prevosto di Briga, elencando le cappelle dei vari "masaggi" (frazioni del capoluogo), afferma che "Vi è più lontano (da Carnino, n.d.r.), sulla punta delle Alpi, un'altra cappella di Sant'Ermete" (Erasmo n.d.r., probabilmente mutuato dal Brigasco "Erim' "). Secondo la tradizione popolare, il toponimo "Valle dei Maestri" deriverebbe proprio dalla frequentazione estiva della zona da parte di sacerdoti-maestri a cui era affidata l'istruzione dei figli dei pastori che vi soggiornavano in alpeggio. Sappiamo che il Prevosto di Briga aveva il diritto di nominare "un maestro di scuola con la partecipazione di due discendenti, i più anziani, del casato del fu Magnifico Giovanni Alberti del fu Pietro della Briga, che legò un censo di 300 ducatoni, collocati sopra i prati e bandite di Piaggia il che appare dal catasto e dal codicillo del detto Alberti, rogato dal notaio Gian Antonio Trucchi il 19 febbraio 1612". In una delibera del Comune di Briga del 1853 che tratta della situazione dell'insegnamento nei "masaggi" (frazioni del Comune), il Sindaco propone al Consiglio l'assegnazione di una quota di lire 200 "a che si possa in avvenire continuare quanto voluto dal magnifico Alberti, il quale con suo codicillo, nell'anno 1612 destinava il reddito delle sue bandite, ora dette 'dei Maestri', per l'istruzione dei figli dei pastori". Risulta quindi evidente che il nome "Valle dei Maestri" deriva dallo scopo a cui i proventi derivanti dal loro sfruttamento erano destinati.

 

 

La costruzione della Cappella

 

Non è dato sapere l'epoca esatta della costruzione della Cappella ma è probabile che questa sia almeno contemporanea alla fondazione dell'altare e della relativa cappella di Sant' Erasmo nella Collegiata di Briga (secolo XVI). Probabilmente la cappella di Sant'Erim' primitiva fu una costruzione assai modesta, poi riedificata (forse nel corso del XVII secolo) nelle forme attuali che ricalcano quelle di una cappella campestre secondo il modello codificato dal Concilio di Trento (sec. XVI), dotata di una porta centrale con chiusura a chiave e di due finestrelle laterali munite di inferriata in modo che il viandante possa pregare vedendo l'interno della cappella anche quando la porta dovesse essere chiusa.

 

 

La struttura

 

I muri sono costruiti interamente in pietra a vista legati con calce e i due laterali risultano rientranti rispetto al filo del muro di facciata e di fondo, cosicché la cappella, vista di lato, dà l'impressione di essere dotata di due contrafforti su ogni lato.

Il tetto, fino ai recenti restauri, era in lastre di pietra scistosa locale (ciape), progressivamente copertosi di zolle erbose.

L'interno presentava, fino ai restauri, una sola semplicissima navata con fondo rettilineo, coperta da una volta a botte e dotata di un modesto altare in muratura, addossato alla parete di fondo, fornito di due gradini portacandelabro. Al di sopra, un incavo doveva ospitare un quadro con l' immagine di Sant' Erim. Sotto la finestrella di destra era allogata un'acquasantiera ricavata da un blocco di pietra scolpito, tuttora conservata.

Nel corso del tempo, la "Compagnia dei Pastori" di Briga affermò la diretta proprietà della cappella, che venne amministrata dal suo Priore.

Venuto meno l'uso liturgico e cessata la pratica dell'alpeggio da parte dei pastori brigaschi, dopo la seconda guerra mondiale, l' edificio venne progressivamente abbandonato e ridotto a locale di conservazione dei prodotti caseari da parte dei nuovi malgari provenienti dal Basso Piemonte.

 

 

I restauri moderni

 

A partire dai primi anni Novanta del secolo scorso, un rinnovato interesse si è acceso per la cappella: al 1994 risale un primo sopralluogo per verificarne le condizioni in vista di un eventuale restauro e al 1999 la celebrazione, dopo molti anni, di una Messa presso la chiesetta da parte di Mons. Lupi, Vicario del Vescovo di Ventimiglia, Mons. Barabino.

Nell'estate del 2000 ha avuto luogo, presso Sant' Erim, un terzo incontro -al quale erano presenti molte Autorità- nel corso del quale l'Architetto Carmen Lanteri ha illustrato il progetto di recupero dell'edificio, messo a disposizione dell'Associazione "A Vastéra".

Nell'inverno 2001 il tetto della Cappella ha ceduto sotto il peso della neve, con il conseguente crollo della volta in muratura, già ammalorata e lesionata.

Elaborato un nuovo progetto, che ha previsto l'importante variante della sostituzione della volta con un tetto in legno a capriata centrale, nel Maggio 2003, ad Ormea (CN), si sono formalizzate le procedure per la ricostruzione della Cappella ed è stata costituita l' "Associazione culturale di Sant'Erim" che si propone di promuovere e organizzare, anche in collaborazione con gli Enti pubblici e/o privati, il recupero del patrimonio culturale, ambientale, sociale, storico, artistico dell'area e la ricostruzione della Chiesa di S. Erim nella Valle dei Maestri in loc. Selle di Carnino (dallo Statuto).

Dal 2003, in seguito all'approvazione del progetto di restauro da parte del Ministero per i Beni e le Attività culturali del Piemonte, inizia la ricostruzione della Cappella ad opera di Volontariato (Associazioni Alpini, Associazioni culturali -tra cui "A Vastéra"- la Sez. C.A.I. Assoc. Maestri del Lavoro di Imperia e privati) e il 18 Settembre 2004 il Vescovo di Ventimiglia, Mons. Barabino, celebra ancora la Messa alla presenza di molti convenuti. Il 12 Ottobre dello stesso anno, il tetto della Cappella è ultimato.

 

L'assetto attuale

 

All'interno, l'antico altare è stato rimosso e sostituito con una semplice mensa in pietra di Luserna, mentre un nuovo quadro con l'immagine di Sant'Erasmo è stato collocato sulla parete di fondo.

L'antico pavimento in terra battuta è stato sostituito da uno nuovo in pietre disposte a mosaico. Sabato 3 Settembre 2005 ha luogo l'inaugurazione dei lavori di restauro della Cappella di Sant' Erim e la sua riconsacrazione ad opera del Vescovo di Ventimiglia, Mons. Careggio.



IL CULTO DI SANT'ERASMO e I PASTORI BRIGASCHI

Erasmo è un Santo Martire, vescovo di Formia e patrono di Gaeta, dove le sue reliquie vennero traslate nel IX secolo.

Originario forse di Antiochia, morì con buona probabilità durante la persecuzione di Diocleziano.

Considerato patrono dei marinai col nome di Sant'Elmo, nel Medio Evo Sant'Erasmo fu annoverato tra i Santi "Ausiliatori" e invocato specialmente contro le epidemie e il mal di stomaco, per via della tradizione che nel martirio gli fossero stati estratti i visceri con un argano. In realtà non esistono fonti che parlino di questo supplizio. Probabilmente le prime raffigurazioni del Santo lo ritraevano, quale patrono dei marinai, accanto ad un argano, che, nell'immaginazione popolare, divenne strumento del suo martirio.

La memoria liturgica di Sant'Erasmo ricorre il 2 Giugno.

Il protettorato dei pastori da parte di Sant'Erasmo non è frequente ed è del tutto assente nell'area circostante la "Terra Brigasca". L'origine del culto del Santo nella comunità brigasca è sconosciuta. Uno dei motivi potrebbe essere collegato ad una tradizione secondo cui, durante una predica fatta mentre infuriava un temporale, per non interromperla, il Santo non si sarebbe lasciato distrarre neppure da un fulmine cadutogli accanto. Ed è certo che i temporali improvvisi durante il periodo dell'alpeggio hanno sempre costituito, per i pastori brigaschi, motivo di preoccupazione per l'incolumità di uomini e armenti.

Al 1519 risale la fondazione, nella collegiata di San Martino in Briga, della cappella dedicata a Sant'Erasmo, sottoposta al patronato dei consignori Lascaris, cappella che ottenne, ancora a metà del Settecento, diritti e privilegi relativi ai preti delle famiglie Alberti, Pastorelli, Ruffo e Sassi.



L'ICONOGRAFIA DI SANT'ERASMO IN TERRA BRIGASCA

Collegiata di San Martino - La Brigue




 

 

 

 

 

Martirio di Sant'Erasmo
 


L'opera più rilevante riferita a Sant'Erasmo è il dipinto raffigurante il suo martirio che si trova nella cappella a lui dedicata.

Si tratta di un dipinto a olio su tavola che misura cm 225 x 190, di autore anonimo e riferibile al primo ventennio del secolo XVI.

La pala è racchiusa entro una carpenteria dorata costituita da due semicolonne decorate da un caratteristico motivo a candelabre dorato su fondo blu, coronate da capitelli a foglie d'acanto e reggenti una trabeazione ornata di ovoli e dentelli su cui poggia una cimasa arcuata. Entro quest'ultima è raffigurato l'Eterno Padre benedicente affiancato da due Angeli.

Entro la pala, il martirio di Sant'Erasmo: il Santo, raffigurato come un giovane dalla corporatura esile ma ben proporzionata, con la mitra sul capo, segno della sua dignità episcopale, è disteso e legato su un'asse poggiata su due cavalletti. Due sgherri, dalla postura composta e dall'espressione attenta, fanno ruotare un argano al quale è fissata una corda con la quale un terzo personaggio estrae i visceri di Erasmo dal ventre aperto, mentre con i denti regge il coltello del quale si è servito per il taglio. Assistono alla scena, al centro della composizione, il governatore di Gaeta, seduto in trono e con lo scettro nella destra, e due notabili (probabili giudici) che recano un libro chiuso e un cartiglio svolto, certamente a motivare la sentenza contro il Santo. Tra i colori delle vesti predominano il giallo e il rosso, rispettivamente simbolo di obbrobrio e del sangue. La foggia degli abiti, riconducibile a modelli cinquecenteschi, appariva contemporanea agli "spettatori" dell'epoca, il che contribuiva ad attualizzare l'avvenimento rappresentato e a favorire maggiormente il loro coinvolgimento emotivo. Lo sgherro sulla destra porta sul capo un turbante orientale, allusione ai Barbareschi musulmani.

Sul cartiglio svolto dal giudice di destra, lo scrittore e critico d'arte Giuseppe Bres, nel 1914, riferisce di aver letto il cognome "Spinelli" (la famiglia a cui appartiene la cappella). La predella contiene cinque episodi della vita di Sant'Erasmo. Da sinistra verso detra: la condanna a morte; la prima flagellazione; la seconda flagellazione; il supplizio della caldaia bollente; la resurrezione di un morto ad opera del Santo.


Sant'Erasmo protettore dei pastori
 


Molto interessante, in riferimento al protettorato sui pastori brigaschi, è l'olio su tela, a carattere devozionale, collocato sulla parete della navata destra.

E' un quadro di non grandi dimensioni ma molto significativo. Vi compare Sant'Erasmo in paramenti vescovili, con rocchetto, piviale e mitra rossi e croce pettorale.

Il Santo benedice con la destra mentre stringe nella sinistra un cero acceso. E' probabile che questo attributo sia riferito al cosidetto "fuoco di Sant'Elmo", una scarica elettro-luminescente provocata dalla ionizzazione dell'aria durante un temporale, all'interno di un forte campo elettrico. Prende il nome da Sant'Erasmo in qualità di patrono dei naviganti, che consideravano la sua comparsa di buon auspicio. Il nome è dovuto al fatto che il fenomeno spesso appare sulla testa dell'albero maestro delle navi durante i temporali in mare. Una leggenda narra che, quando il Santo venne arso vivo, sul rogo si vide comparire una fiamma bluastra, ritenuta dai presenti l'anima del Santo che si innalzava al cielo.

Presso il santo vescovo, alla destra di chi osserva, sta un angioletto che regge il pastorale (rappresentato come un rustico bastone da pastore dotato solo di un artistico ricciolo nella parte terminale). Sopra il Santo, intorno al cui capo splende l'aureola, si addensano minacciose nuvole nere, foriere di un violento temporale, da cui si scarica a terra una rossa saetta; ai suoi piedi, alla sinistra di chi osserva, sta un pastore genuflesso in atteggiamento orante, attorniato da pecore che pascolano in una piana erbosa con una catena di montagne sullo sfondo, certamente un richiamo all'alpeggio su cui i pastori brigaschi invocavano la protezione del Santo.

Al centro del quadro, in basso, la scritta "S. ELMO". Don Allaria Olivieri riferisce che "la tradizione vuole sia questo il quadro itinerante che a ogni stagione estiva il cappellano recava ed esponeva nella Cappella delle Alpi" (A. Allaria Olivieri - L. Frassoni, La Cappella delle Alpi, Imperia 2005, p.13).



 


 

 

Statua processionale di Sant'Erasmo
 

Si tratta di una modesta statua in gesso riferibile al secolo XX in cui il Santo appare rivestito dei paramenti vescovili; benedice con la destra e stringe con la sinistra il bastone pastorale, mentre ai suoi piedi stanno due pecore che lo identificano come protettore dei pastori brigaschi.



LE LEGGENDE BRIGASCHE SU SANT' ÉRIM'

 

"Il vecchio Natalò Dolla "Bulét" di Montenegro di Viozene mi parlò qualche volta di Sant'Eri (lui pronunciava proprio così il nome del Santo)... Natalò mi diceva di un vecchio eremita, che viveva solo tutto l'anno sui monti brigaschi. Natalò narrava che una volta il santo eremita scese a Briga per confessarsi. Si recò nella vecchia chiesa parrocchiale, entrando nella penombra della sacrestia fredda e deserta. Il parroco lo ricevette per la confessione, ma ad un certo punto lo interruppe per dirgli: "Voi non avete bisogno di assoluzione, sono io che dovrei confessarmi da voi!" L'eremita in silenzio, si levò da ginocchioni e si avviò verso l'uscita prendendo il suo mantello. Nella sacrestia semibuia e polverosa entravano dalla stretta finestra ad inferriate alcune strisce di sole che si fermavano tiepide e chiare contro il grigiore della parete opposta. In alto, su quelle strisce luminose l'eremita aveva appeso il suo ampio largo mantello. Là in aria era rimasto durante tutta la sua confessione".

Romualdo Castellano in A Vaštéra, n. 10, Maggio 1992, p.11.

 

Sant’ Érim l’èra ‘n paštuu ch’ štagìa sciüi arpi. In dì l’é ‘ndait aa Briga e l’é ‘ntrà ‘n la géez pr’ëndarsé a cunfësaa. Quand l’é av dar prèvu, anant ch’ cunfësarsé, ër li ha ciamà dund’ ër pìa atacàa a mantëlina e ‘r prèvu, për cuyunarlù, ‘r li ha diit ch’ ër la pìa atacaa a quéla barra (e ‘r li ha fait véiru in’ rag’ d’ suu ch’ëntrìa da in barcun e l’andagìa vèrs ër cunfësiunari). Ër paštuu i ha atacà a mantëlina e la i é štaita. Arura ‘r prèvu ha acapì ch’ l’èra in sant’om’ e ‘r li ha diit: “Ëndaivënén püre sènsa cunfësarvé përché e sun mi ch’ e m’hai da cunfësaa da vue!”. E Sant’ Érim s’ n’ én turna ‘ndait sciüi arpi.

Sant’ Erasmo era un pastore che viveva negli alpeggi. Un giorno è andato a Briga ed è entrato in chiesa per andarsi a confessare. Quando è arrivato dal prete, prima di confessarsi, gli ha chiesto dove poteva appendere il mantello e il prete, per burlarsi di lui, gli ha detto che lo poteva appendere a quella sbarra (e gli ha indicato un raggio di sole che entrava da una finestra e andava verso il confessionale). Il pastore vi ha attaccato il mantello e questo è rimasto appeso. Allora il prete ha capito che era un sant’uomo e gli ha detto:“Andatevene pure senza confessarvi perché sono io che mi devo confessare da voi!”. E Sant’ Erasmo se n’è di nuovo andato negli alpeggi.

Testimonianza orale di Alberto Lanteri (1921-2004), Upega (CN), pubblicata in Carlo e Luisa Lanteri, Il sapere degli Upeghesi, Associazione Fondiaria Upega, 2015, p. 149.

 

Sant'Érim l'èra in paštuu 'd Reaud o gi dë'dlì ch'ër vgnia a šcö cue féi lasci dara Val di Maištri. In viag' ër n'avia 'nvà e l'é štait lasci amunt tüt r'üvèrn. Ara prima l'é 'ndait ara Briga për faa e pruvište e l'é 'ndait a cunfsarsé përché l'èra Pašqua. Quand l'é av dar prèvu 'r li ha ciamà dund ër purìa pausaa 'r mantèe e 'r prèvu, për faa i šchérni, ër li ha diit d pausarlù sciü quéla barra (ch' l'èra in rag' dër suu ch'l'andagìa 'nl cunfesiunari 'n la géez. Quand ër povër paštuu l'ha paus 'r sé mantèe sciür rag' dër suu ër li é štait. Alura 'r prèvu 'r li ha diit: "Ëndaivné püra ch' e hai bsögn mi d' cunfsarmé da vue!".

Sant’ Erasmo era un pastore di Realdo o giù di lì che veniva a pascolare le pecore lassù nella Valle dei Maestri. Una volta non era nevicato ed è rimasto lassù per tutto l'inverno. In primavera, è andato a Briga per fare le provviste ed è andato a confessarsi perché era Pasqua. Quando è arrivato dal prete gli ha chiesto dove poteva posare il mantello e il prete, per schernirlo, gli ha detto di posarlo su quella sbarra (che era un raggio del sole che finiva nel confessionale in chiesa). Quando il povero pastore ha posato il suo mantello sopra il raggio del sole, questo vi è rimasto appeso. Allora il prete gli ha detto: "Andatevene pure che ho bisogno io di confessarmi da voi!".

Testimonianza orale di Pierin Dani "dër Müss", Viozene (CN) 1983, pubblicata da Roberto Moriani in R nì d'aigüra, n.2, 1984, pp.14-15.

 

Sciür camin ch' da Cà da Roca va a Sant'Antoni, ër li à ina capëléta dëdicaa a Sant'Érim, ër prutëtuu di paštuu brigašchi. Ër prutëgia i paštuu dai periculi ch' pin vëgnii sciüi arpi: péire muvènte, tron e zlausi 'nlë még' di aigüri. Ër li à ina lëgènda brigašca ch' diiz: "Ën viag', ën la Vaa di Maištri, ër di d' muntaa sciüi arpi, tra i paštuu l'èra šcupià ina grossa rüüsa e li èru vëgnüi a céite d' man. Ogni vaìi vuria 'ndaa për prümée a ucüpaa i arpi asëgnai dar Cumün. Datu ch' tanti ani prima, aa Cola di Signuri, düi frai, paštuu d'avërag' e tant süpérbi, èru partii i prüméri cun e féi për šcarpëntaa r'èrba di guarami di autri, quišti li i avin aciapai e nëgai ën l' laag ch' l'é sut ër fii da cola e da cur viag' l'é av ciamà "ër laag da Cola di Signuri". Št' lagarot, o grossa sagnìa, l'é av sciügà quand li han fait cur baracun militare ch' l'é sut' a cola. Sant' Érim, pr'evitaa ch'ër capités turna de cuuse brüte, l'é partì dara Briga e cun tréi passi lönghi l'é arivà 'n la Vaa di Maištri, ër s'é muštrà ai paštuu tra tron e lampi. L'ha purtà a paaz e l'ha mëtigà tüt' i cuntrašti. Daa funtana, ch' la é diita dë Sant'Érim e ch' la é tra a bascia d' Sèle Véglie e a Cola di Signuri, ër li à ina peàaa 'nla roca, ch' s' diiz ch' la sig d' Sant'Érim. In'autra peaa la èra 'ndund li han fait a géež dëdicaa ar Sant, ae Sèle Véglie d' Carnin. Da cur viag' i paštuu ch'andagin ënli arpi cumün, li s' truvavu tüti aa Cola di Signuri cun i vaii d' féi e li partin tüti 'nsèm, dopu ch'ër campée avìa šparà 'n corp d' pištola ën l'aria, e d'amuu e d'acördi li pigliavu e cuére vèrs i arpi asëgnai. A gëzéta d' Sant'Érim la èra da géez d' San Martin da Briga. Tüt' i ani, ai primi d' Lügl', ër vëgnia a abitaa ën le Sèle d' Carnin in prèvu ch' fagìa a šcora ai fantiti di paštuu, e aa düdménëga ër dizia a méssa 'nla gëzéta. S'asëméglia ch' da quaa šcora ër sig vëgn ër nom da "Vaa di Maištri".

Sulla strada che da Realdo porta a Sant'Antonio, c'è un'edicola dedicata a Sant'Érim, il protettore dei pastori brigaschi. Proteggeva i pastori dai pericoli che potevano presentarsi negli alpeggi: terremoti, tuoni e fulmini in mezzo agli acquazzoni. Esiste una leggenda brigasca che racconta: Una volta, nella Valle dei Maestri, il giorno della salita all'alpeggio, fra i pastori era scoppiata una grande lite ed erano venuti alle mani. Ogni gregge voleva andare per primo ad occupare gli alpeggi assegnati dal Comune. Dato che molti anni prima, al Colle dei Signori, due fratelli, pastori di un grosso gregge e molto superbi erano partiti per primi con le pecore per rovinare l'erba dei pascoli altrui, erano stati presi e affogati nel lago che si trova sotto il crinale del colle e che da quella volta è stato chiamato "il lago del Colle dei Signori". Questo laghetto, o grossa sorgente, è stato prosciugato quando hanno costruito quel baraccone militare che è sotto il colle. Sant'Érim, per evitare che capitassero ancora spiacevoli inconvenienti, è partito da Briga e con tre lunghi passi è arrivato nella Valle dei Maestri ed è apparso ai pastori fra tuoni e fulmini. Ha portato la pace e ha mitigato tutti i contrasti. Presso la sorgente che è detta di Sant' Érim e che si trova fra la bassa di Selle Vecchie e il Colle dei Signori, c'è un'impronta di piede nella roccia, che si dice sia di Sant'Érim. Un'altra impronta si trovava dove hanno costruito la chiesa dedicata al Santo, presso le Selle Vecchie di Carnino. Da quella volta i pastori che andavano negli alpeggi comuni, si davano tutti appuntamento al Colle dei Signori con i greggi di pecore e partivano tutti insieme, dopo che la guardia campestre aveva sparato un colpo di pistola in aria, e d'amore e d'accordo prendevano i tratturi verso gli alpeggi assegnati. La chiesetta di Sant'Érim apparteneva alla chiesa di San Martino di Briga. Ogni anno, ai primi di Luglio, veniva ad abitare alle Selle di Carnino un prete che faceva scuola ai figli dei pastori, e alla domenica celebrava la messa nella chiesetta. Pare che da quella scuola sia derivato il nome della "Valle dei Maestri".

Erminio Lanteri Motin in A Vaštéra, n.13, 1993, p. 25.

 

Un immenso stuolo di pastori di Realdo, Piaggia, Morignolo, Briga, Carnino e Upega si erano radunati nella Valle dei Maestri e si accingevano ad avviarsi alle loro "margherie", toccate a sorte per il pascolo estivo, quando apparve loro San Erasmo, il quale li ammonì ordinando di ritirarsi a valle se avessero avuto cara la vita e salvi gli animali loro affidati. Detto ciò scomparve lasciando per terra un'orma dalla quale uscì una polla d'acqua. Pochi ubbidirono; quelli rimasti, colti da un fortunale, perirono tra i fulmini e la grandine.

Antonio Allaria Olivieri - Luciano Frassoni, La Cappella delle Alpi, Imperia 2005, p.15.

 

Sant'Erasmo conduce per mano un pastore che aveva perduto il suo gregge; salva dall'aggressività di uno stormo di corvi la sella dei formaggi; fa sgorgare acqua da una roccia per dissetare il gregge; al passo dell'Ardente (Passo di Colla Ardente, n.d.r.) interviene a fermare la furia vendicatrice di "Marina", strega, che per vendicarsi di alcuni insulti fattigli da due giovani pastori, aveva in pieno giorno e sole splendente scatenato, con l'aiuto del demonio, un fortunale.

Antonio Allaria Olivieri, Ibidem, p.16.

 

Dalla memoria di vecchi pastori e genti di origine brigasca ho selezionato i ricordi e ricostruito la leggenda di Sant'Erim in una versione che penso sia la più fedele e si armonizzi con l'ambiente pastorale alpino. I pascoli della Valle dei Maestri sembravano benedetti dal Signore. D'estate, quando le terre basse erano bruciate dal sole, lassù le pecore godevano frescura, abbondanza di tenere erbe e acque lucenti. Un vecchio pastore di Realdo, di nome "Erim" (Elmo), veniva tutti gli anni a pascolare le sue pecore in questa valle. Il suo verbo era ascoltato con rispetto e fede. Generoso con i poveri e buono con i deboli. Era un eremita? Era uno sciamano? No era... Quell'anno, ad autunno ormai inoltrato, i pastori già partivano per compiere il secolare rito della transumanza e raggiungere le proprie dimore in fondo valle. Erim, vedendo che il tempo era ancora mite, decise di rinviare la partenza. I giorni trascorrevano veloci. L'inverno ormai si avvicinava e di neve non se ne vedeva. Il buon uomo, forse data la tarda età e con qualche acciacco, decise di passare l'inverno lassù. Come per un miracolo la stagione fu dolce e priva di neve come non se ne erano mai viste. Le pecore poterono brucare l'erba, anche se secca, per tutto l'inverno, e i loro movimenti e belati ravvivarono l'ambiente alpestre. Sopraggiunse la primavera e, ormai a corto di cibi, Erim decise di divallare e scandere a Briga per fare qualche modesto acquisto. Gli anni che portava erano tanti, la Santa Pasqua era ormai vicina e, quando alle sue orecchie giunse il familiare ciocco delle campane della chiesa di Briga, avvertì il bisogno di andarsi a confessare. Stanco e accaldato del lungo viaggio si avvicinò timidamente al confessionale che, in quel momento, era colpito da abbaglianti raggi di sole. Prima di genuflettersi chiese al prete dove poteva posare il mantello. Il sacerdote, quasi per scherzo o forse anche per prenderlo un po' in giro, gli disse: "Posalo su quella barra". Erano i raggi di sole che filtravano da una finestrella e che si interrompevano nel confessionale. Il Vecchio, un po' esitante, posò il mantello che miracolosamente rimase appeso senza cadere. Il prete, confuso e meravigliato, capì subito di avere davanti a sé un "sant'uomo". Con voce tremula e riverente gli disse: "Ritornate al vostro gregge, voi non avete commesso alcun peccato, sono io che dovrei confessarmi da voi". Incredulo e pensoso, il pastore si avviò verso i suoi alti pascoli e raggiunse lassù le sue pecorelle. Poi un dì la vita terrena lo abbandonò. Era un'estate come le altre, nella valle si conduceva la solita vita di lavoro e di sacrificio. Una sera, nei pressi della vecchia dimora di Erim dove si riunivano spesso i pastori a conversare, durante una accesa discussione, comparve una figura: era l'immagine del "sant'uomo". Non si ricorda ciò che disse loro. I brigaschi, che non l'avevano mai dimenticato, edificarono, in quella valletta, una piccola chiesetta oggi chiamata "Sant'Erim". Nei pressi del Colle dei Signori, vicino ad una vena d'acqua, si può osservare un'impronta di piede impressa nella roccia. Si dice essere quella del piede di Sant'Erim.

Luciano Frassoni, Ibidem, pp. 26-27.

                                                                  
La divisione del formaggio alla fine dell'alpeggio presso Sant' Erim' (prima metà del secolo XX),
archivio privato Pierina Pelassa (per gentile concessione).