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Pubblichiamo una relazione tenuta da Nino Lanteri al Convegno di Garessio dell’11 e 12 settembre 2004 sul tema: "Vivere l’Alta Valle Tanaro. Montagne tra passione e lavoro" La cultura Occitana nell’Alta Val Tanaro di Nino Lanteri
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Il tema può risultare curioso, anche se da anni, da circa vent’anni, l’Associazione “ A Vastera, Uniun de Tradisiun Brigasche”, attraverso la sua rivista, cerca di individuare e di far conoscere le radici occitane di tradizioni culturali ancora vive e di un dialetto che viene ancora parlato in alcuni paesi dell’Alta Valle Tanaro. Si tratta dei paesi di Viozene, Carnino, Upega e Piaggia, dove ancora oggi i residenti, anche se pochi, e i nativi che sono emigrati specialmente in Liguria, continuano a parlare un dialetto, il Brigasco, che è una variante della parlata occitana. Che l’idioma brigasco, ancora oggi parlato, oltreché nell’Alta Valle Tanaro, nella parte alta della Valle Argentina e della Livenza Roja risulti caratteristico e si differenzi nettamente da quello dei paesi vicini liguri e piemontesi, lo scoperse già oltre un secolo fa, pur senza collegarlo alla cultura occitana, uno studioso francese, Christian Garnier, e lo scrisse in una sua opera “Grammatica e Vocabolario metodico degli idioma di Realdo e di Bordighera” , pubblicato a Parigi nel 1898 e recentemente ristampato dall’Associazione “A Vastera” Uniun de Tradisiun Brigasche. Christian Garnier, il figlio di Charles Garnier, il celebre architetto dell’Opera di Parigi, di Palazzo Garnier e Villa Garnier di Bordighera e di molte lussuose residenze della Costa Azzurra, sul finire dell’Otocento, ammalato di tubercolosi, ( all’epoca le cure climatiche erano considerate le uniche terapie antitubercolari) fu mandato da Parigi a Bordighera, proprio nella Villa Garnier, con la speranza che il clima mite della Liguria lo guarisse. Morì invece giovanissimo, ma durante il suo soggiorno di cura a Bordighera, un giardiniere di Realdo, che lavorava nella sua villa, gli fece conoscere il dialetto brigasco ed una persona di servizio bordigotta quello di Bordighera. Negli anni dal l896 al l898, il Garnier compose una grammatica ed un vocabolario sistematico degli idiomi sia di Realdo che di Bordighera. L’opera di Garnier, poiché egli non visitò mai la Terra brigasca e si richiama unicamente a quanto gli riferiva il giardiniere della sua villa, ha certamente delle genericità, delle imprecisioni e delle lacune, ma è senz’altro la testimonianza dell’interesse che ha potuto suscitare in un giovane studioso, un idioma che si presentava particolare, caratteristico e diverso da quelli parlati in tutte le zone circostanti. Nei Preliminari alla sua
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Dalla Divina commedia |
Brigasco attuale |
Traduzione in italiano |
| El
cominciò liberamente a dire: “ Tan m’abellis vostre cortes deman Qu’ieu na me puesc, ni’m voill a vos cobrire Ieu sui Arnaud, que plor e vau cantan; Consiros vei la passada folor, E vei jausen lo jorn, qu’esper, denan. Ara vos prec, per aquella valor Que vos guida al som de l’escalina Sovenha vos a temps de ma dolor! |
Tantë
la m’agrada a vostra curtésa dëmanda Chë mi në më pöscë, né më vöglë a vue crúvíi. Mi sun Arnaud, che ciagnë e vaghë cantendë. Cun magun e cunsidërë i föghi pasài Ma e véghë splendu ‘r dì, ché spér, dënantë. Adés e vë preghë, për cur valùu Chë vë porta ënsima aa scarinaa, Suvigniivé a tempë dër me dulùu. |
Tanto
mi piace la vostra cortese domanda che io né posso né voglio celarmi a voi Io sono Arnaldo che va piangendo e cantando Con tristezza ricordo le passate follie ma lieto vedo splendere il giorno spero. (della liberazione) Ora io vi prego per quella potenza che vi conduce al sommo di questa scala, Ricordatevi a tempo degli affanni miei. Poi s’ascose nel fuoco che gli affina. |
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Dopo tali importanti riferimenti, viene spontaneo chiedersi quando e come questa cultura e questa civiltà, tipiche della Provenza, abbiano raggiunto le nostre montagne, per lasciarvi i segni e le tracce che ancora oggi vi ritroviamo. Quasi certamente questo è avvenuto nei primi secoli dello scorso millennio quando i Francesi del Nord - portatori della lingua d’Oil, sottomisero la Provenza comportandosi come feroci conquistatori. La lingua d’Oil , come è noto, è una delle tante lingue neolatine, sorta dalla fusione della cultura dei Franchi, che erano di origine germanica, con i Romani. La lingua d’Oil si impose in Francia come modello linguistico, come avvenne in Italia per il dialetto toscano. Sennonché i Franchi, o Francesi del Nord, portatori della lingua d’Oil, erano portatori anche di una civiltà , certo più razionale di quella occitana, - ( gli Occitani erano più istintivi, sentimentali ed anche un po’ goderecci: erano gente di pace e di poesia ), - ma più rude, più fredda, più aggressiva e feroce. In un libro di Michel Cosem “ La Colombe e l’épervier” ( La Colomba e lo sparviero) , viene indicata nella colomba l’Occitania e nello sparviere la Francia del Nord, che, come è noto, portatrice della lingua d’Oil, sottomise la Provenza e la Linguadoca all’inizio del secolo XII La sottomissione delle comunità provenzali fu operata con ferocia dai Francesi in una serie di guerre di conquista e di saccheggio, guerre spesso giustificate da motivi religiosi ( ne sono esempi le crociate contro gli Albigesi e le persecuzioni dei Catari e dei Valdesi) che provocarono grandi fughe di occitani provenzali dalla loro terra verso la montagna, che offriva, come sempre offre, la protezione naturale dell’ambiente e le condizioni indispensabili alla sopravvivenza. La fuga avvenne verso le montagne dell’est della Provenza, le Alpi, e verso le montagne dell’ovest: I Pirenei. In una valle dei Pirenei, la Valle d’Aran, nell’ alto bacino della Garonna, nel territorio della Catalugna, si incontrano costumi e si parla un idioma che ha molte concordanze con l’idioma delle valli cuneesi e con l’idioma brigasco. Raggiunte le Alpi, dalla zona transalpina (versante francese) le comunità originariamente profughe passarono nella zona cisalpina (valli del pinerolese, del cuneese, della terra brigasca, quindi Alta Valle Tanaro e valle Roja), e fu cosa naturalissima: per secoli, prima della civiltà industriale, la montagna è stata un fattore di unione e di comunicazione: la montagna divide le acque, ma accumuna gli uomini. In questi fatti storici, che abbiamo indicato, certo molto sommariamente, sono rintracciabili le origini dei rapporti, consolidatisi nel tempo, che legano all’area occitano provenzale la cultura e gli idiomi nel nostro entroterra del Ponente ligure ed essenzialmente la cultura, le tradizioni e l’idioma della Terra Brigasca e quindi di quelle comunità dell’Alta Valle Tanaro che abbiamo indicato. I lontani antenati dei Brigaschi - di Briga, di Morignolo, di Realdo, di Verdeggia, ma anche di Piaggia, Upega, Candino e Viozene – non sono arrivati dal fondovalle, come spesso è avvenuto nel popolamento della parte alta delle valli, ma sono arrivati dalla Provenza, attraverso la montagna. Nota : In brigasco, “ ë ” si pronuncia come “ e muta francese ” |