LANTIERI DE’ PARATICO  E  LANTERI  DELLA  BRIGA

Nuove  precisazioni  storico-araldiche  sulla  casata Lanteri

                                                                                     di  Lorenzo  Lanteri

 

  Come i  Lettori  ricorderanno,  nel  numero 25/1998 di  questa  rivista   (inserto  centrale – bibl.2)  avevo delineato  in  breve  la  storia  del  casato,  utilizzando  i  documenti  dell’archivio  di  famiglia,  alcuni  saggi  specifici di  storia e  di  araldica ed  altre  informazioni  giunte  anche  via  Internet  relative  a  tempi  più  recenti.

  Non  si poteva ritenere  naturalmente  che  quella  ricerca fosse  esaustiva  di  un  argomento  che  abbraccia  tanti  secoli,    che si  estende  per  ampi  territori d’Italia e  che  straripa  in Francia,  in   Argentina e persino  negli  USA.

  Nello  scorso  mese  di  maggio  il  dr. Giovanni Lantieri de’ Paratico,    della nobile  famiglia  bresciana,  che  per  caso aveva  ricevuto e  apprezzato  quel   saggio,  ha  fatto  cortesemente  pervenire copia  di alcuni  scritti e  documenti,  tra  cui  lo  stesso  albero  genealogico  della  sua  famiglia, alla  Redazione e altri a me  personalmente, con   l’intenzione evidente  di  rispondere  ad  un   interrogativo  che    doverosamente era  stato  posto  al  termine dell’inserto.

   Avevo  scritto: “ In  conclusione  dobbiamo  chiederci  se  le  varie  famiglie  Lanteri  derivino  effettivamente  da  un  capostipite  comune (  e  quindi  siano  un  vero clan ) o  da  antenati  diversi che  assunsero  quel  cognome  in  occasioni  differenti e  qui  si  deve  esaminare se  Lanteri, Lantieri o  Lantero indichino  delle   semplici  variazioni  grafiche  che  un  diverso  ambiente o   errori  di  trascrizione  possono  spiegare.”

    Mi  è stato  fatto  osservare che  da  un  Lantero o Lanterius (1300),  da  cui  discendono  gli  stessi  Lantieri de’ Paratico,  avrebbe  origine  anche  quella  linea che  porta a quel Vincenzo Lanteri (  della famiglia residente  a  Ventimiglia,  ascritta al  patriziato genovese,  prima proprietaria di  Villa  Hanbury; linea che   si   estinse nel Seicento con la  giovane  Violante),  che fu arcivescovo  di  Ragusa e  morì nel  1649.  L’ipotesi è  suggestiva, ma  ritengo  che  la  comparsa  di  tale  “linea” in  Liguria debba  essere  anteriore, all’inizio del  Duecento,  come vedremo. L’avo  comune potrebbe essere  Lantero,  Conte  della  Romagna, vivente  nel 1193.

   I  Lanteri  di  Ventimiglia  erano imparentati con  i  Lanteri (Gaglio) della  Briga e  ciò  spiega  come   il grande quadro secentesco che  rappresenta  l’alto  prelato  sia  da  secoli  in  proprietà  della  mia  famiglia.

  Ci  sono    altri  indizi  che    portano  alla  unificazione  storica  di  tutte  le  famiglie  costituenti  la  casata,  che,  come già avevo asserito,  potrebbe avere avuto  il  suo  fulcro   nella  Milano  medievale per poi  diffondersi verso  la  Liguria (Lanteri di  Ventimiglia)  e  Briga  (Lanteri della  Briga ), mentre altri erano  stanziati nel territorio  bresciano   ( Lantieri de’ Paratico),    propagandosi  poi anche    sul      confine     italiano         nella  Venezia Giulia ( i  Lantieri  di Levetzow a  Gorizia ). In  conclusione ci  sono    buone  probabilità  che  le  cose  stiano  proprio  così.   In  effetti, da  altro documento  del 1700,  si  viene a  sapere  che  i Lantieri,  nel 1221,  dilagarono  verso  Monza, (stabilendosi?) nella  terra  di  Villanterio   (probabile  la  derivazione da  Villa  Lanteri ) e  in Liguria.  In  quest’ultima regione arrivarono al  seguito  del  podestà  di  Brescia  Loterengo  Martinengo che  resse,  con  soddisfazione  della  cittadinanza,  la  città  di  Genova,  sforzandosi  di  mantenere  buoni  rapporti  con  Federico  II  Imperatore.  Il Martinengo  con  un  gruppo  di  cavalieri,  tra  cui dei  Lantieri,  si  distinse  in  un’azione  contro  Ventimiglia. E’ più che  probabile  che  abbia  lasciato  in  sua  vece  quei  Lantieri  che  vi  si  trattennero e  che  quindi  dovrebbero  essere  all’origine della   famiglia  Lanteri  di Ventimiglia,     insigniti del  patriziato  genovese.  A  questo  punto  sarei del  parere che,  come  i  Lascaris, Conti  di  Ventimiglia, tutti i  Lanteri  della  Briga (  sicuramente legati ai  Ventimiglia ),  provengano  da  quella antichissima città, e  non  viceversa. Tra  i  quali indubbiamente  la  mia  stessa  linea araldica,  poi  insignita del  titolo  comitale nel 1670 da  Carlo  Emanuele II duca  di  Savoia ( ved. inserto; precisando che la  duchessa di  Baviera,ivi nominata, era Enrichetta  Adelaide  di  Savoia – Archivio Lanteri G.-doc.2).  Con i  Lascaris, i Lanteri lasciarono la  città  intemelia per  rifugiarsi nel territorio che  prese allora ( 1269) la  denominazione  di  Contea  di  Tenda ( e  Briga ).  Il documento del 1700  conferma,  comunque, la  provenienza ulteriore dalla Lombardia, da Monza, Milano, Brescia, ecc., come avevo  teorizzato nell’inserto del “98,  sulla  base  della  notizia di  E. Crescenzo nella  sua  opera  “Anfiteatro Romano”, laddove  tratta dell’antica, alta  nobiltà milanese, della  quale i “Lanteri”, egli afferma, facevano  parte.

  Tuttavia,  dal  materiale  inviatomi recentemente,  si  possono  trarre  altre  informazioni  storiche  che si  aggiungono  a  quanto  scrissi  in  precedenza e  che riguardano  soprattutto le  famiglie  Lantieri bresciane e  goriziane,  ma  anche  i  “secoli  bui “  in  cui  si  formò  l’intero  casato.  Riassumiamoli, con brevi  commenti ove  necessario, per maggiore  completezza della  ricerca storico-araldica  nel  suo  complesso.

  Da un recentissimo lavoro,  compilato da  Gian Carlo Lantieri  de’  Paratico (bibl.5),  sulle  origini  della famiglia, troviamo  che  su  un  antico  cartiglio in  latino, da  lui  consultato, si  trovano,  tra  l’altro, queste notizie:

577         Santo  Lanterio – sacerdote a  Parigi,  citato nel  “Breviario  Gallico”.  588 - In  un  libro  pubblicato a  Venezia,  Francesco Marconio, trattando la  storia  dei  Franchi, vi  annovera  un  Santo  Lanterio  Vescovo  e  un  Lanterio  Generale.

670   -Paolo  Diacono nella  sua  “ Storia  dei  Longobardi “, libro V,cap. 9,  indica  un    Lanterio  Generale  dei  Longobardi  nel  Friuli.

673 -   Lo  stesso  Paolo  Diacono cita un  Lanterius,  duca  del  Friuli,  investito del  titolo  alla  morte  del  Duca  Vettore. Al  Lanterius,  che  fu  l’ottavo  Duca  del  Friuli,  successe  il  Duca  Rodovaldo.

932     – Da  Ottavio Rubeo di  Brescia, in  “Elogi  storici dei  Bresciani  illustri” (1620),  è  citato  un  Vintero Lanteri,  Marchese  d’Istria,  che  è  indicato  anche  nell’albero  genealogico dei  Lantieri  de’ Paratico. V.Lanteri e non Lantieri, a   riprova  dell’incertezza  iniziale della  grafia  e della  probabile  unità di  clan dell’intero  casato.

1254 – Papa  Alessandro IV  nominò  Ottone  Lanteri,  governatore di  Ravenna.

1268 – Corrado (Lanteri o Lanterio?),  militando con  altri  bresciani in  Africa come  crociato,  fu  ucciso  dai  Mori.

1300 – Al  nobile D. Lanterio ( altra  grafia ancora e  già  verso  la  fine  del  Medioevo! Direttamente  dalla  grafia latina  Lanterius ) e ai  suoi  discendenti  fu conferita  la    nobiltà della  cittadinanza  bergamasca.

1389 – Bernardino Coiro al  paragrafo  267 della  sua  opera  ( Historie  Milanesi ) ricorda  un  Faustino Lanterio,  ambasciatore di  Gian  Galeazzo Visconti,  duca  di  Milano (dal 1385),  presso  il  Re  di  Francia, per  condurgli la  figlia  Valentina  in  sposa, all’epoca  della loro stretta  alleanza. Ritengo che  questo  personaggio sia appartenuto  ad  un  ramo  della  famiglia  rimasto  a  Milano dopo  la  partenza del  nucleo  più  consistente verso  la  Liguria.

 1408 -  Giovanni  Lanteri,  dottore  in  legge, fu  sepolto  vivo da  Cabrino  Fondulo,  signore  di  Cremona,  per  il  fatto  di avergli  mosso  un  rimprovero.   Il  Fondulo,  capitano  di  ventura,  si  era  impadronito  di  Cremona. Legato  ai  Visconti,  osteggiò  Facino  Cane,  primo  sposo  dell’infelice Beatrice  Lascaris di Tenda. Come  è  noto,  costei,  ricca  vedova,  si  unì  poi  in  matrimonio con il molto  più giovane Filippo  Maria  Visconti,  che  col  pretesto  di un adulterio ( improbabile e  falso per  gli  storici ) la  fece  decapitare, inglobando  nei  suoi  domini i  territori  portati  in  dote.  

I  Lantieri  de’ Paratico

Nel  testo già  citato (bibl.5) troviamo  molte altre  notizie che  riguardano  personalmente  il  lignaggio  dell’Autore. Ne  elenchiamo  quelle  più  significative ed  interessanti:

1007 -  Lantero,  duca  del  Friuli e  castellano  di  Paratico.  In  quell’anno

venne costruito,  unitamente a  molteplici  fortilizi in  Val  Cavallina,  il  castello  di  Paratico, voce derivata  da “parata”.  Così  era  chiamato  il  tributo,  imposta  dalla  Famiglia,  per  passare  il  ponte  che  univa,  all’uscita  dell’Oglio dal  Lago  Iseo,  la  sponda  bresciana alla  bergamasca (Sarnico).  In  quel  castello i  Lantieri  tennero  sempre  feudo  libero,  dando  investiture e  concedendo  vassallaggi. Detti  fatti  sono  citati  in  molti  documenti  antichi,  tra  cui  uno  del  dicembre 1279  di  Benedetto  Pesina,  autore  dell’Atlante  Corner,  conservato a  Londra.

1192 -  Ottone e  suo  figlio  Guglielmo (1234) sono  governatori del  ponte  sull’Oglio di  Rudiano,  punto  strategico  nelle  guerriglie  tra  Bergamaschi e  Cremonesi.

1193  -  Lantero  fu nominato  Conte della  Romagna  dall’Imperatore  Enrico  VI,  figlio  di  Federico  Barbarossa,  come  si  legge nelle  “Istorie  di Ravenna”   (  di G. Rossi ).

1315/1318 ca.  -  “ Non storicamente provato  ma  da  più  parti  lanciato: Dante  Alighieri,  dopo  la  cacciata da  Firenze,  durante  le  sue  peregrinazioni e  forse  dopo o  durante il  suo  soggiorno  a  Verona nel  1315,  fu  ospite  dei  Lantieri nel  castello  di  Paratico. Per  la  sua  dislocazione e  aspetto  panoramico,  il  Sommo  Poeta  si  sarebbe  ispirato  alla  forma  del  Purgatorio. Il  castello  sorge  sulla  sponda  del  Lago  d’Iseo,  nella  parte  meridionale ove  estua  il  fiume  Oglio ed  ha  un  aspetto  austero,  talora  brumale;  terrazzato  a  balze,  scende  verso  la  riva  del  lago, ove  questo  fa  un’ansa:“ Ove la  costa face  di sè grembo”   (Purgatorio c.7, v. 68 ). Ivi Dante e  Sordello da  Goito,  suo  compagno  di  viaggio,  avrebbero  pernottato,  prima  di inerpicarsi verso la  rocca  del  castello.”

1488  -  I  Lantieri  portano  la  loro  dimora  principale a  Capriolo e  fanno  costruire dai  Piacentini  il  loro  palazzo,  tuttora  residenza  degli  stessi. Già  da  qualche  tempo, diventati troppo  numerosi,     i  Lantieri avevano  trascurato  il  loro  primo  cognome,  appunto  Lantieri, e  avevano  dapprima  addottato  vari  soprannomi  (Tonace,  Caniparo,  Nochello,  Giuliano, ecc.) e  poi,  anche  per  “volgarizzazione”,  il  termine  Paratico,  che  in  dialetto  si  pronunciava “Paràdek”;  usanza  invalsa  fino a  pochi  anni  fa,  precisa il  Nostro storico.

E’  giocoforza, a  questo  punto,  notare che  la  prolificità  della  casata  non si  è  mai  smentita nei  secoli, tra Lantieri,  Lanteri o Lantero o  Lanterio che  siano; e  ciò  portò  anche  in  Briga all’adozione  di  un  secondo  cognome, imposto  dai  Savoia  nel  1504 ( ved.  articolo di Piero Lanteri nel n. 24 di  questa  rivista): Gaglio, Minet, Laura, Cravet,  Motin,  Roglio, Lianò, Mut,  ecc. e addirittura una  terza  denominazione a  livello  familiare in  numerosi  casi.

1460/1520  -  I  Lantieri  erano  dediti  alla  cultura  della  vite e  il  loro  vino è  celebrato già  dal  pittore  Solario  Andrea ( o Taddeo),  al  quale  Giovanni  Bigoni  dedicava alati  versi  intitolati “ La  Reggia di  Bacco in  Capriolo” ( Brescia, N. Bettoni, 1806). Anche  successivamente Giacomo  Lantieri de’  Paratico,  personaggio storico di  cui  tratteremo più  ampiamente, brindava  con  il  “rubino  della  Corte  Franca”, abilmente  prodotto dal  cugino  Sigismondo,  per  le  corti di  Mantova,  Milano e  Ferrara ( ved. il  romanzo  storico del Rossani in  bibl.7 ).

1572/85  -  Paolo,  frate  dell’ordine  dei  Predicatori  sotto  il  nome  di  Frate  Giovita,  fu  legato pontificio di  Papa  Gregorio  XIII ( quello  della  riforma  del  calendario ) presso  i  Tartari e  poi  alla  corte  di  Polonia,  quale  profondo  conoscitore e  interprete  delle  lingue  orientali  (Enciclopedia  Nobiliare  di  Fausto  Lechi ). Scelta  culturale che  condivido pienamente e nella  quale  sono  impegnato da  tutta  una  vita  (ved. le  mie  opere:  “Voci  Orientali  nei  Dialetti di  Liguria”-Savona 1982,  “ Occidentalizzazione  italo-francese  della  lingua  turca” – Savona  1983 e “  Le  parole  di  origine  araba nella  lingua  italiana”- ed. Zanatel Katrib –Padova  1991, ed  altre pubblicazioni come gli “arabismi nel brigasco” in  questa stessa  rivista).

1600  -  Giuliano, che fu  musico,  liutista e  cantante  insigne a  Venezia.

1786  - 12 settembre -  Lo  scrittore  tedesco  Goethe,  nel  suo  viaggio  in  Italia” ( Italienische  Reise ),  passando sul  Garda,  è  ospite della  contessa  Aloysia Lanthieri,  che  gli  fa  assaggiare  gustosissimi  fichi  bianchi  bardolini.  Altra  grafia ancora!

 

Giacomo Lantieri  de’ Paratico

 Di  questo  personaggio reale, il Rossani, nel  suo  romanzo storico (bibl.7), ha  tracciato  una  figura  letteraria  che  desta simpatia e  ammirazione. Egli  fu  un tipico  rappresentante  di  quegli  uomini geniali  del  Rinascimento,  mossi  da  più  interessi  culturali,  ma  anche abili e  pragmatici in  più  di  una  professione.

   Il   nobile  bresciano  era  soprattutto  un  esperto  di  fortificazioni  militari  e  la  vicenda  storica  lo  trova  quale  ingegniere addetto alla  difesa  di  Cittadella  del  Tronto (1557). Questa roccaforte degli  Spagnoli, ai  confini del  Vicereame di  Napoli, era sotto  assedio ad  opera dell’esercito del  Duca  di  Guisa,  al  comando  delle  truppe  franco–papaline.  Anche  per  merito  dei  sistemi  di  difesa da  Lui architettati  in    quell’occasione,   dopo 22  giorni di  vani  assalti, il  nemico  dovette  ritirarsi.

  Egli  univa  alle  sue  capacità  sul  campo,  anche  una mente  matematica

di teorico dell’arte  delle  fortificazioni. E  proprio nel 1557  aveva  dato  alle  stampe la  sua  maggiore  opera: “Due  dialoghi del  modo  di  disegnare  le  piante  delle  fortezze,  secondo  Euclide…”. Un’opera  che  gli  valse  vasta  fama e  che  lo  accomuna  ad  altri  teorici  dell’arte  della  guerra e  delle  fortificazioni ,  di  cui  ho  trattato in  bibl. 3,  come  il  Tartaglia e  il  Ramelli.

  Infine  occorre  ricordare  che  la  sua  fedeltà a  Filippo  II  di  Spagna  lo  portò  anche  a  rischiare  la  sua  vita  infinite  volte,  quando,  in  missione  segreta,  andò a  disegnare  posizione,  armamenti e  difese  dei  forti  barbareschi per  un’eventuale  invasione dell’Africa  Settentrionale. Una  delicata  missione  di spionaggio   in  Tunisia e Algeria,  che  portò  a  termine  felicemente  travestito  da  monaco  pellegrino. Morì serenamente nella  sua  casa di  Napoli.  E’ curioso che M. D’Ayala, nella “ Bibliografia  militare  italiana “(1854) lo  cita  come  Giacomo Lanteri,  come  fa  anche il  Quentin  Hughes in  “ Military  Architecture” (1993). Ed è  ancora  più  intrigante,  personalmente,  il  fatto che  Giacomo avesse  scelto  come  motto  personale  “ Nunquam  sistenda”, che  risulta  parallelo a quello della  mia  famiglia: “ Nunquam sistendum”.  Si  potrebbe  pensare che tali  motti  alludano alla  grafia di  un  cognome “ che  non  si  ferma  mai”,come  è  stato ampiamente sottolineato.  

I  Lantieri  nel  Goriziano

   Tra le  più  belle  dimore visitabili  in  Italia (bibl.8) è     stato   compreso   recentemente  Palazzo  Lantieri  a Gorizia.  E’  un’antica  villa  dei conti di Gorizia, passata all’inizio del  Cinquecento ad  Antonio Lantieri de’ Paratico ( primo dei Lantieri di Gorizia), che la  fece  ingrandire e  decorare da  artisti  dell’epoca.

  “Da  segnalare – dice  il  testo -, nel  cortile, una  costruzione con  torre  sopraelevata del  sec. XIV/XV che  faceva  parte  della  cinta  muraria  cittadina,  in  parte  incorporata  nell’edificio, e  una  bella  loggetta del  sec. XIV. All’interno  affreschi di  soggetti  vari della  fine  del  sec.XVI, recentemente  restaurati”.

  Vi  è   precisato  che il  palazzo, sito  in P.za S.Antonio, è  visitabile  tutto  l’anno  previo  appuntamento; nell’ambito  delle  visite di  castelli del  Consorzio per  la  salvaguardia  dei  castelli  storici del  Friuli – Venezia  Giulia.

   Nel saggio del Barone Carlo di Levetzow  Lantieri ( bibl.3 ) si  ricorda  che in  quelle  mura sono  stati  ospiti illustri  personaggi.  Il  conte Henri de    Chambord ( Enrico V),    pretendente al   trono di  Francia,  diciottenne nel 1838,  partecipò quell’anno al  ballo  dato  in  suo  onore  da  Elena Lantieri, nata  Baronio di Valrosatta, nota per  la  sua  bellezza. E si  può  ammirare ancor  oggi un  bel quadro  del  Tomminz,  in   cui  Ella  indossa  l’abito  portato  in  quell’occasione. Molti  Imperatori d’Austria  vi  soggiornarono,  perché,  nel  concedere  onori e  privilegi, i  Sovrani  si  erano  riservati di  soggiornare a  piacimento nei  palazzi e  castelli dei  Lantieri di  Gorizia.

  Nel 1728  vi  era  stato  ospitato per  quattro  mesi  Carlo  Goldoni, che  accompagnava  suo  padre,  medico di  fiducia del Conte.  Si  ricorda che impiantò  un teatro  di  burattini nella  Villa  Lantieri a  Belvedere di  Semona.  Lo  stesso commediografo   rievoca il  suo  soggiorno  al  cap. XVII delle  sue  “Memorie”,  descrivendo  con  il  consueto  brio la  vita  che  conducevano  i  signori  locali, lodando  gli  eccellenti  vini e le  tre  squisite minestre servite  di  prammatica  ad  ogni  pranzo.

  Nel  Palazzo  Lantieri  alloggiò il  14 marzo 1781 il Papa Pio VI, di  passaggio per  Vienna; da  una  finestra  impartì l’apostolica  benedizione al popolo radunato nella  piazza  sottostante.  

Tra  i  personaggi  storici dei Lantieri di  Gorizia  va  menzionato Federico III,  gentiluomo  d’onore  di  Maria Teresa  d’Austria,  che  ottenne  per  sé e  i  suoi  successori la  carica di  “ Supremo  Falconiere “ ereditario della  Carniola e  Marca  Slava.  Fu  comandante del  Reggimento Corazzieri  Lantieri,  combattè  alle  dipendenze di  Eugenio di  Savoia  contro  i  Turchi( bibl. 4) e si  distinse a  Petervaradino ove  fu  nominato generale di   campo (1716). Nella  sua  residenza di  Rifembergo  ospitò nel 1730  la  famosa  pittrice  Rosalba  Carrera che lo ritrasse insieme  alla  famiglia.

Nell’inserto del “98  sono  contenute  altre  notizie essenziali sui   Lantieri nel  Goriziano che  integrano queste  note  necessariamente brevi.        

Oltre alla  unità del  casato,  che  mi  pare  certa dopo  questa  ulteriore  ricerca, la  scoperta  più  interessante è  l’aver  colmato quel  vuoto  di  tempo  e  di  territorio  tra  i  Lanteri di  Milano e i  Lanteri  apparsi  sulle  Alpi  Marittime. Tutto  collima. Partenza  di  un  gruppo  di  Lantieri dalla  Lombardia  nel  1221,  loro  venuta a  Genova e  poi a  Ventimiglia al  seguito del  Martinengo. All’epoca  della  fondazione di  una  forte  Contea  di  Tenda (e  Briga) i  Ventimiglia,  diventati  Lascaris  nel  1269,  dopo  il  matrimonio  di  Guglielmo Pietro con  Eudossia  Lascaris,  figlia  dell’Imperatore  bizantino  Teodoro  II  (bibl.1), lasciarono la  loro  città divenuta  inospitale e portarono con  loro a  Briga, come alleati, un  gruppo di  quei Lantieri/Lanteri,  che  erano  rimasti in  Riviera.

E’doveroso ringraziare  i Lantieri  de’ Paratico  per    l’opportunità  che  ci  hanno  offerto,  con  la  documentazione generosamente  portata alla  nostra  conoscenza di  liguri/piemontesi,  di  ampliare  la   visione storica del nostro  casato al quale  hanno  appartenuto  tanti  illustri  personaggi.

 

BIBLIOGRAFIA

1-Beltrutti Giorgio – Briga e  Tenda – storia  antica e  recente – Cappello  editore – 1954 – Bologna.

2-Lanteri  Lorenzo –  I  Lanteri -  inserto  centrale della  Rivista  “ A  Vastèra “ – n. 25 -  Estate / Autunno  1998 – Sanremo.

3-Lanteri  Lorenzo -  L’influsso  dell’Italia nella  cultura dei  paesi di  lingua  tedesca -  Edizione a  cura  dell’ICIT ( Ist. di  Cultura  Italo-tedesco ) di   Savona – Imperia 2002 ( ved.. cap.: La  Guerra: il  Cinquecento ).

4-Lantieri di Levetzow Carlo  -  I  Lantieri  nel  Goriziano  -  estratto dagli  “ Studi  Goriziani “ -  vol. XIII -  Gorizia  1952.

5-Lantieri de’ Paratico  Gian  Carlo  -  Le  Mie  Radici: I  Lantieri  de’ Paratico – edizione  dell’Autore  - Capriolo – Paratico (BS)  2003.

6-Mariani Vittorio  e  Varanini  Varo  -   Condottieri  italiani  in  Germania  - Garzanti  -  Milano  1941 – ( ved. ingegnieri e  trattatisti  militari contemporanei di  G. Lantieri  de’  Paratico ).

7-Rossani  Ottavio  -   Servitore  Vostro  Humilissimo  - Storia di  Giacomo Lantieri  de’  Paratico nobile  bresciano, scienziato, avventuriero,  agente  segreto di  Filippo  II di  Spagna -  Bonanno  Editore  - Acireale  1995.

8-Bell’Italia – Guide  Storiche  -  Dimore Giardini  Storici visitabili  in  Italia  1996

Editoriale  Giorgio  Mondadori – a  cura  del  FAI e  dell’ ADSI  ( Ass. Dimore  Storiche  Italiane )  - Bergamo  1996 – ( ved. a  pag.  135:  Gorizia, Palazzo Lantieri).

Documenti d’archivio

Albero  genealogico  della  nobile  famiglia Lantieri  de’  Paratico  ( indica  le  varie  linee araldiche:  di  Caniparo  I,  Caniparo  II, Caniparo  III,    di  Gorizia, linea detta  di  Giuliano,   linea  detta  di  Capriolo e  di  Nochello,  di  Capriolo, di  Castenedolo).

Tutti gli  altri  documenti d’archivio sono  elencati in  vari  testi ( bibl.2,4 e 5).