Panorama

 

Caratteristica casa in pietra

 

I tipici terrazzi in legno (puntýi)

 

Il notevole complesso della fontana con il lavatoio ai "SurÓn"

(anno 1913)

 

P I A G G I A

                                                        

( A CiÓgia )

 

 

di Giancarlo Banaudi

 

 

 

Posizione

 

Il paese sorge a 1310 metri di altitudine sul livello del mare, nell'Alta Valle del Torrente Tanarello, ed Ŕ collocato lungo un pendio intensamente terrazzato.

All'abitato si giunge risalendo la valle attraverso la strada che da Acquetico, nei pressi di Pieve di Teco (Im), porta alla localitÓ sciistica di Monesi, o risalendo la Valle del Tanaro attraverso la strada che da Ponte di Nava (Cn) porta a Upega e, snodandosi nella foresta delle Navette, prosegue fino a Monesi, unendosi all' altra.

 

Dati amministrativi

Fino al 1947 Ŕ stata frazione di Briga Marittima. In quell'anno Ŕ stato istituito ed insediato a Piaggia il Comune di Briga Alta ed essa ne Ŕ divenuta in tal modo il capoluogo. Upega e Carnino, anch'esse giÓ frazioni di Briga Marittima, vi sono state contestualmente accorpate. Il fatto che in quella circostanza Piaggia abbia acquisito un secondo nome, Ŕ tuttora motivo di confusione da parte di chi non conosce questa pagina di storia, peraltro recente, che ha visto spostare i confini di Stato dividendo una popolazione montana unita da lingua, usi e costumi pressochÚ identici. Briga Alta - Piaggia, dunque, Ŕ un'unica entitÓ. Si trova in provincia di Cuneo, regione Piemonte.

 

Abitanti

Gli abitanti di Piaggia prendono in Brigasco il nome di CiagÚe o CiagiÓÜchi.

Della situazione demografica del Comune di Briga Alta  si Ŕ trattato nella rivista "A VaÜtÚra" (n. 19, pp.5,6,7 e n. 20, pp.4,5). Nel 1951 i residenti erano 285, numero decrescente fino alle poche unitÓ odierne. Nel periodo estivo, o in concomitanza di quello sciistico invernale, la popolazione si incrementa grazie ai possessori delle seconde case, che rappresentano ormai la maggioranza. Un efficace rilancio della stazione sciistica di Monesi, purchjÚ a breve termine, potrebbe accrescere e consolidare l'interesse residenziale per Piaggia e per l'intero comprensorio. In tal senso si scorgono timidi segnali, ma occorre tempestivitÓ.

 

Origini

Il toponimo deriva verosimilmente dalla parola brigasca "ciÓgia" che indica un pianoro ben esposto e che ha dato origine anche ad altri toponimi presenti nella zona.

Un'antica leggenda narra che una famiglia di pastori si insedi˛ sul territorio di Piaggia nel periodo di transumanza, da primavera fino all'autunno.

Dato che in passato i pastori erano, per necessitÓ, anche contadini, appena giunti dovevano seminare, mentre altri si occupavano dei greggi. A fine estate raccoglievano i frutti della terra che portavano a valle come provvista per l'inverno. Il destino volle che il tempo fosse inclemente proprio nei giorni della transumanza verso valle e una nonnina si ammal˛. Impossibilitata ad intraprendere la lunga marcia, decise di restare sola affidandosi alla provvidenza divina. A malincuore gli altri partirono lasciando alla poveretta un po' di nutrimento col triste presagio di non trovarla pi¨ in vita al prossimo ritorno. Cosý non fu, la vecchina guarý, sopravvisse ai rigori dell'inverno e quando i suoi cari fecero ritorno, da lontano scorsero la terra seminata, fumo di focolare e segni di vita. Fu cosý che si costruirono le prime case e il piccolo nucleo urbano si increment˛. Fu costruita la chiesetta di San Rocco con annessa fossa comune sul retro, con l'imbocco per le sepolture sotto il muro perimetrale della sacrestia. San Rocco fu parrocchia fino al 1838. Nel quinquennio 1840-1845 fu eretta la Parrocchiale di San Giacomo Maggiore. Nel 1850 fu edificato l'attuale cimitero (cfr. "A VaÜtÚra" n. 19, p.14).

Col passare degli anni i sentieri interni si trasformarono in strade e Piaggia prese forma. Nel 1950 furono costruiti l'acquedotto ed alcune fontane. A partire dagli anni Sessanta, una svolta decisiva ha segnato la vita del paese, con la grande depressione demografica che, purtroppo, ancora continua.

  

Tipologia dell'abitato

A differenza di molti centri montani, ma anche di fondovalle, Piaggia non ha le caratteristiche strade che in Liguria assumono il nome di "car¨gi". La disposizione delle case asseconda il livello del suolo per cui buona parte dei fondi (ex stalle), ma anche dei primi piani, sono seminterrati. Muri a nord poggiati alla montagna e ingresso sulla strada lato sud. I piani superiori, quelli fuori terra, hanno ingresso sulle strade retrostanti o a lato, con una scala. Talvolta isolate, talvolta unite in sequenza, le case di Piaggia sono tutte costruite con pietre ottenute prevalentemente dallo scavo di fondazione, murate a secco col solo impiego di terra come isolante termico. Calce locale nelle volte, anch'esse in pietra, presenti nelle stalle e, in qualche caso, ai primi piani; solai di legno ai piani superiori; questi ultimi, sempre pi¨ rari in seguito alle ristrutturazioni con l'utilizzo del laterizio.

Come si pu˛ notare osservando vecchie cartoline, il conglomerato urbano si mimetizzava gradevolmente nel contesto del territorio. Anche i tetti, alcuni a due spioventi ed altri a versante unico, rivolto a sud, ricoperti di ardesia locale, apparivano armonici. Altrettanto dicasi dei vecchi ciottolati, i "ris÷i", che avevano un certo fascino. Nei primi anni Sessanta sono stati ricoperti di cemento, pi¨ pratico, ma decisamente antiestetico. A Piaggia, pi¨ che in altri centri della Terra Brigasca, le ristrutturazioni hanno privilegiato aspetti differenti dalla conservazione delle preesistenti caratteristiche locali. L'impiego sconsiderato di cemento sugli esterni ne ha sminuito fascino ed unicitÓ. Neppure la soluzione dei tetti coperti con lamiere zincate o verniciate rappresenta la soluzione estetica ottimale; tuttavia si fa perdonare con voto di sufficienza in virt¨ del minor peso, della sicura impermeabilitÓ e della facilitÓ di posa. Inoltre, richiede scarsa manutenzione ed Ŕ pi¨ economica.

Anche l'arredo urbano presenta luci ed ombre ma qui, qualche intervento mirato e una brusca inversione di tendenza potrebbero fare miracoli.

 

Da vedere

La Chiesa Parrocchiale, dedicata all'Apostolo San Giacomo Maggiore, Ŕ di straordinaria bellezza; la pi¨ umile Cappella di San Rocco, nella parte alta dell'abitato, Ŕ interessante per la sua storia e per la sua posizione dominante. Dal suo sagrato, in passato, il suono di un corno di bue richiamava dal paese i capi famiglia per assumere importanti decisioni di interesse comune.

Anche i Forni hanno qualcosa da raccontare: hanno cotto pane e torte per intere generazioni diffondendo profumi che solo i meno giovani, ormai, saprebbero riconoscere. Ne esiste uno per ogni quartiere: quello dei "SurÓn", quello dei "DŰ  mÚgŰ" e quello dei "SutÓn". Nonostante il loro uso sporadico, tutti e tre sono in perfetta efficienza.

Sull'argine sinistro del torrente BavÚra, ai piedi dell'abitato, si trovano i ruderi del Mulino comune che per molto tempo ha macinato il frumento dei Piaggesi e, successivamente, fu centrale idroelettrica. Poi l'abbandono; adeguatamente restaurati, questi ruderi potrebbero risorgere, come giÓ Ŕ avvenuto, ad esempio, nella vicina Mendatica.

Lungo il corso del torrente, pi¨ a valle del mulino, le due sponde sono unite da un Ponte romano. Un tempo vi correva la mulattiera di collegamento con Mendatica, unica via di comunicazione fra i due paesi.

Le strade carrozzabili furono tracciate dai militari ai primi del Novecento e solo successivamente adibite ad uso civile.

A Piaggia esistono tre Lavatoi: due sono stati rimodernati ma quello dei "SurÓn ", nella parte alta dell'abitato, mantiene l'aspetto originale. Sopra il paese, quasi alla sommitÓ dell'altura denominata "CulÚte ", esiste ancora la Fornace che produsse calce per Piaggia cuocendo pietre fino a ridurle in blocchi friabili che calati in fosse, bagnati ed impastati lungamente, si trasformavano in pasta adesiva, "causýna " (calcina).

Lungo molti sentieri si incontrano anche Piloni votivi, testimonianza della religiositÓ montanara.