V I O Z È N E

( V i u è n a )

 

di Sandro Montevecchi

 

 

 

Posizione 

 

Adagiata su un altopiano a 1245 metri sul livello del mare, Viozène sorge sulle pendici meridionali del Mongioie (m. 2631), in faccia alla parete rocciosa di Pian Cavallo. Geograficamente, fa parte del   bacino dell’Alta Valle del Tanaro, fiume che nasce  in questo comprensorio e che costituisce  il maggiore affluente di destra del Po.

Al paese si giunge percorrendo la strada statale n. 28 e risalendo quindi la provinciale  che in località Ponte di Nava si distacca, per inoltrarsi nella parte più alta della valle. Dopo circa cinque chilometri si arriva al punto in cui, in località spiazzo del Laiardo, il torrente Tanarello confluisce nel Negrone ed è qui che il Tanaro ha la sua vera origine.  

 

Dati amministrativi

 

Viozene fa parte del Comune di Ormea e, quindi, della provincia di Cuneo, regione Piemonte. In realtà, sono molti i Cuneesi che non la conoscono o non la frequentano, perché  attirati da altre vallate più vicine al capoluogo. Così il paese, più che dai Piemontesi è conosciuto dai Liguri, specie da quelli che risiedono nell’entroterra di Albenga e di  Imperia.

Etnicamente e culturalmente, Viozene fa parte della "Tèra Brigašca", al cui idioma va ricondotto il termine Viuṡèna con cui l’abitato e più in generale il territorio che gli sta attorno sono comunemente indicati.

 

Abitanti

 

A partire dal 1875, Viozene conobbe un periodo di intenso sviluppo demografico, come attesta il censimento del 1911 che rileva una popolazione di 1250 anime. Dopo il primo conflitto mondiale prese peraltro avvio una fase di graduale spopolamento che da allora non si è più arrestato ed è anzi ripreso con particolare intensità nel secondo dopoguerra, in ciò favorito dalla costruzione della strada, completata nel 1955. Nel 1993, ultimo anno in cui  il paese fu sede di seggio elettorale, gli aventi diritto al voto furono 68. Da allora, i Viozenesi (Viuṡnée in Brigasco), si sono ulteriormente ridotti a non più di una ventina di unità.

 

Origini

 

Paese la cui storia si perde nella notte dei tempi, il toponimo "Viozene"  si ritiene debba essere ricondotto ai Liguri Vagienni, un’antica popolazione che si insediò su gran parte del territorio che oggi costituisce la provincia di Cuneo e della quale si cominciò a perdere ogni traccia attorno al II secolo a.C., quando i Liguri, pur animati da uno spirito indomito, dovettero cedere ed arrendersi ai Romani. Dopo varie vicissitudini, attorno al decimo secolo, presumibilmente dal 906, il territorio fu oggetto di dominazione da parte dei Saraceni, il cui passaggio è testimoniato dai ruderi di alcune torri ancora visibili nei pressi di Ormea, nonché da numerosi vocaboli rimasti nell’uso comune delle popolazioni locali. Data probabilmente da questo periodo un primo intenso flusso migratorio di famiglie brigasche (Dolla, Dani, Pastorelli, etc.) alla ricerca di un possibile riparo dalla ferocia degli invasori.

Cacciati, nel 983, i Saraceni, il territorio entrò a far parte del Marchesato di Ceva e dopo una lunga serie di traversie, passò ai Savoia.

"La questione delle Viozzene"

A questa espressione vanno ricondotti le accese dispute ed i fatti violenti che si verificarono tra gli uomini di Pieve di Teco e quelli di Ormea dall’inizio del 1200 fino al 1789. Motivo del contendere era il possesso dei pascoli e dei prati del bacino dell’Alto Tanaro, che fin dall’antichità venivano sfruttati per condurvi le mandrie e le greggi durante il periodo estivo. D’altra parte, in un’economia  a forte connotazione agricola e pastorale qual era quella dell’epoca, i pascoli rappresentavano un elemento fondamentale di sopravvivenza, non essendovi altra possibilità  nei mesi estivi di alimentare il bestiame, se non quella dell’alpeggio. In un succedersi ostinato di atti di vandalismo, di fasi cruente e di inutili tentativi di conciliazione, le dispute si trascinarono fino al 1785, allorché, a seguito dell’ennesimo attacco proditorio da parte dei Pievesi, il re Vittorio Amedeo III decise di occupare militarmente il territorio e a tal fine inviò un manipolo di soldati.

 

Tipologia dell'abitato

 

Chiunque si rechi oggi a Viozene,  si troverà di fronte ad un paese dall’immagine, se non elegante,  quanto meno dignitosa. Le stalle, che un tempo erano disseminate un po’ per tutto l’abitato,  non ci sono più, trasformate come sono state negli anni, al pari delle abitazioni, in confortevoli e talora civettuole seconde case, ove trascorrere sereni periodi di villeggiatura, prevalentemente nel mese di Agosto. Le ristrutturazioni effettuate hanno anche portato alla completa sostituzione dei tetti di paglia con più moderni e rassicuranti tetti in lamiera o tegole. Fino alla seconda metà del secolo scorso i tetti di paglia costituivano una nota caratteristica del paese, che ne accentuava il tono dimesso e povero, tant’ è che più che di abitazioni si parlava di “abituri”, in una sorta di contaminazione linguistica tra abitazioni e tuguri. Come tipo di paglia, veniva in genere utilizzata quella di segale, preferita sia alle "ciàpe" (lastre di pietra)perché più leggera, isolante e più facile da porre in opera, sia alla paglia di grano, che tendeva a marcire in breve tempo.

   

Da vedere

 

Intitolata, dal nome della località, a San Bartolomeo, la Chiesa Parrocchiale si ritiene risalga al XVII secolo, essendone stata avviata la costruzione attorno al 1663. Si ha comunque notizia che già in precedenza esisteva in zona una piccola chiesa (poco più di una capanna) che sarebbe stata incendiata dai Pievesi nel 1571. La Chiesa di San Bartolomeo è stata oggetto negli anni di ripetute ristrutturazioni, fino ad assumere, dopo gli interventi di fine 800, l’aspetto e la dimensione attuali.

A testimonianza della particolare devozione che i Viozenesi hanno sempre avuto per il Santo, a San Bartolomeo è dedicato anche un tabernacolo votivo (pilone) posto al Baraccone: località così chiamata per l’insediamento militare che qui si realizzò a seguito dei fatti del 1785.

Nella parte alta del paese, vicino ai lavatoi pubblici ed al forno comune, si trova infine una cappella dedicata a Sant’ Anna che  pare risalga alla metà dell’ 800 e che è attribuita ai pastori della zona.

                                                                                 

Associazioni, attività, manifestazioni,  feste

 

Nonostante lo spopolamento, Viozene è comunque riuscita a mantenere negli anni una propria dimensione turistica, in ciò favorita dal clima salubre, dallo splendore dell’anfiteatro di montagne che le fa da corona, dalla possibilità di offrire degna ospitalità a quanti la scelgono come sede di soggiorno. Sviluppatasi nel tempo di pari passo con la crescita della domanda turistica, l’attività alberghiera data almeno dalla seconda metà dell’800 ed è oggi sostenuta,  oltre che dal Rifugio Mongioie, situato in località Pian Rosso, ad un’ora circa di cammino da Viozene, da cinque strutture alberghiere:

-         Albergo del Tiglio

-         Albergo Italia

-         Hotel la Tramontana

-         Hotel Miramonti

-         Hotel Mongioie.

A Viozene ha sede una Pro Loco che organizza, prevalentemente durante il periodo estivo, alcune manifestazioni. Il 24 Agosto ricorre la festa patronale di San Bartolomeo, a cui è intitolata la Chiesa Parrocchiale.

Ogni cinque anni, la prima Domenica di Settembre, il paese ospita "R' Ëncontrë ën Tèra Brigašca", festa annuale dei Brigaschi promossa ed organizzata dall'Associazione "A Vaštéra".

 

 

Piatti tipici e prodotti locali

 

Fortemente condizionata dall’altitudine (e, quindi, dal clima) oltre che dalla morfologia del territorio, l’agricoltura ha sempre avuto per i Viozenesi i caratteri della sussistenza e veniva praticata nelle "fàsce", sottili strisce di terreno ricavate attraverso faticosi terrazzamenti dei pendii meglio esposti al sole. Tra le colture più diffuse era quella delle patate, che costituivano la base dell’alimentazione di ogni famiglia e che venivano cucinate con ricette varie, tra cui, particolarmente gustosa, quella che ne prevede l’insaporimento con l’aggiunta di porri. La purea che se ne ottiene ("cundìe") viene proposta quale contorno alle normali pietanze, ovvero come ripieno di particolari frittelle ("turte 'n la paèla") o dei  tradizionali ravioli.

Dopo l’abbandono dell’attività, alla fine del secolo scorso, da parte dell’ultimo pastore, l’offerta di prodotti locali è circoscritta al miele.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Collezione di Sandro Montevecchi