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di
Carlo Lanteri
L’Associazione
culturale “A Vaštéra” è stata fondata nel 1984 con lo scopo di:
- difendere e valorizzare la cultura brigasca nei territori
d’origine e dovunque
esistano comunità di Brigaschi, oltreché nei centri di cultura;
- proteggere il patrimonio tradizionale brigasco, inteso come
ambiente naturale e
come insieme di beni materiali e culturali tramandati dagli antenati;
- tutelare la lingua brigasca nella sua tipicità e nelle sue
varianti;
- promuovere e sostenere iniziative e manifestazioni che
incrementino l’amicizia e
il turismo interessato alla cultura e alla civiltà brigasche
(cfr lo Statuto)
Dal 2009 l’Associazione è iscritta nel registro
delle Organizzazione di Volontariato ONLUS.
Col termine “Brigaschi” si indicano gli appartenenti ad un’area
culturale omogenea che interessa otto centri abitati, sei italiani e
due francesi.
Questa realtà ha le sue origini nell’antico Comune di Briga
Marittima, oggi La Brigue in Francia, di cui gli altri sette centri
erano maṡàgi ossia fondazioni legate agli spostamenti dei suoi
pastori, specialmente per motivi di pascolo. I centri dell’area
culturale in questione, oggi denominata Tèra Brigašca, sono:
Briga (La Brigue), Morignolo (Morignole), Realdo, Verdeggia,
Piaggia, Upega, Carnino e Viozene.
Fino alla seconda guerra mondiale tutti, eccetto Verdeggia e Viozene,
che appartenevano rispettivamente ai Comuni di Triora e di Ormea,
facevano parte del Comune di Briga. Dopo il conflitto, con la
cessione di territori italiani alla Francia, Briga Marittima e
Morignolo sono diventati francesi; Realdo è passato a far parte del
Comune di Triora, in provincia di Imperia; Piaggia, Upega e Carnino
hanno dato origine al Comune di Briga Alta, in provincia di Cuneo. I
Brigaschi, quindi, oggi si trovano sparsi tra due Stati (Italia e
Francia), tre regioni (Piemonte, Liguria e P.A.C.A.- Provence, Alpes,
Côte d’Azur -), tre provincie (Cuneo, Imperia e Département Alpes
Maritimes) e quattro comuni diversi (La Brigue, Briga Alta, Ormea e
Triora).
Nonostante le travagliate vicende storiche ed amministrative, tutti
i centri della Tèra Brigašca mantengono una forte unità
culturale, oggi ancora particolarmente evidente nell’espressione
linguistica e nella cucina, ma fino ai primi decenni del secolo
scorso anche nelle usanze e in modo particolare nel vestiario
tradizionale, che nei vari paesi presentava una sostanziale identità
dei modelli e anche dei tessuti caratteristici con cui veniva
confezionato.
La Comunità Brigasca si caratterizza, in passato come oggi, per una
specificità culturale e linguistica che ne fa un piccolo popolo
orgoglioso delle proprie radici e delle proprie tradizioni, immune
da intendimenti separatistici in ordine alle rispettive appartenenze
nazionali, nelle quali sempre i Brigaschi si sono pienamente
riconosciuti.
Si tratta di un popolo a fortissima vocazione pastorale, nato e
sviluppatosi intorno al fiorente centro di Briga che, dal Medioevo
all’Ottocento, ha conosciuto una significativa floridezza sociale,
economica ed artistica. Si è venuta così costituendo la sua identità
culturale, della cui specificità i Brigaschi sempre sono stati
orgogliosi e hanno fatto motivo di differenziazione rispetto ad
altre realtà. Questa identità culturale ha beneficiato degli apporti
delle culture confinanti (ligure e provenzale) per l’apertura verso
la zona costiera a motivo della transumanza e dei commerci e e si è
conservata attraverso i secoli senza dubbio anche per la posizione
dei suoi insediamenti chiusi tra le montagne. Il secondo conflitto
mondiale, con le note vicende politiche che lo hanno seguito e di
cui abbiamo già detto, ha segnato un punto d’arresto in questa
continuità, operando una violenta lacerazione della Comunità
Brigasca dal punto di vista territoriale ed amministrativo, creando
condizioni di pesante sofferenza e precarietà in molti dei suoi
componenti.
Negli anni Ottanta, nell’ambito di alcuni studi scientifici
sull’Area Brigasca condotti dall’etnologo Pierleone Massajoli con
l’aiuto di altri studiosi, è stata riscoperta questa singolare
realtà umana e culturale ed è nata la nostra Associazione. Da allora
i Brigaschi hanno avviato un processo di riappropriazione delle
proprie radici e della propria identità di popolo che continua
tuttora e va incrementandosi.
A Vaštéra, che non persegue finalità politiche o di lucro ed è
apartitica, si propone ed è parte attiva in questo processo di
riscoperta della nostra identità di Brigaschi. Consapevole della
precarietà a cui questa nostra realtà culturale è ormai soggetta per
questioni contingenti (spopolamento dei centri della Tèra
Brigašca e sradicamento delle giovani generazioni rispetto ad
essa, calo demografico inarrestabile, mancate possibilità di
sviluppo economico dei suoi centri), tuttavia non ha scelto di
svolgere soltanto un compito di raccolta delle testimonianze di un
passato significativo ma ormai del tutto staccato dal presente e
ancor più dall’avvenire. La vita dell’Associazione (fatta conoscere
soprattutto attraverso l’omonima rivista semestrale) mostra
un’esperienza umana in atto, fatta di iniziative disparate in cui i
Brigaschi non appaiono come attori di rappresentazioni del passato o
come oggetto di studio essi stessi, ma come persone che vivono
nell’oggi portando in esso la propria specifica identità, uniti da
sentimenti, tradizioni, ricordi, rapporti di amicizia e di
solidarietà. Ed è proprio in questa luce che acquista pieno
significato il nome dell’Associazione, A Vaštéra, che in Brigasco
significa “stazzo”, “recinto per le pecore”, il luogo simbolo, nel
lessico pastorale, del radunare insieme. In questo senso crediamo
che la testimonianza di questa vitalità e di questa umanità trovino
l’espressione più chiara nell’incontro annuale dei Brigaschi che ha
luogo la prima Domenica del mese di Settembre, ogni anno in un
centro diverso della Tèra Brigašca (Ëncontrë ën Tèra
Brigašca). E’ un popolo che si incontra per fare festa insieme
all’insegna non della nostalgia e del rimpianto, ma della speranza e
della affermazione della bellezza di legami e di rapporti nuovi o di
vecchia data, che canta con le modalità della propria tradizione e
riafferma il modo brigasco di concepire la vita, radicato in una
semplice ma profonda religiosità e in un’ ancestrale fierezza.
A Vaštéra, poi, non intende arrogarsi l’esclusiva nel rappresentare
i Brigaschi come singoli e come Comunità nei diversi ambiti della
società civile o presso le Istituzioni, ma desidera piuttosto
esserne, con semplicità e discrezione, l’espressione autentica e
credibile, valorizzando le esperienze, le iniziative e i contributi
di tutti, in un clima di dialogo costruttivo.
E’ certo che il nostro operato non è stato e non è esente da limiti
e da mancanze e che, a causa di questi limiti, si siano talvolta
generati fraintendimenti e anche dissensi. E’ altrettanto certo,
però, che queste esperienze rappresentano altrettante occasioni di
aiuto a riflettere e a proseguire serenamente nel nostro impegno con
entusiasmo e passione sempre nuovi.
Siamo convinti infine che lo studio e la conservazione delle
testimonianze del nostro passato o le varie iniziative culturali che
promuoviamo non siano da considerare fini a se stessi, ma possano
aiutare tutti noi Brigaschi a comprendere meglio l’ oggi per onorare
il nostro impegno nella società in cui viviamo e per poter fare, con
fiducia, ancora progetti per il futuro.
Per conseguire le nostre finalità chiediamo e accettiamo con
rispetto, stima e gratitudine, la collaborazione di tutti,
specialisti, studiosi e semplici appassionati o simpatizzanti della
nostra storia, delle nostre tradizioni, del nostro idioma, della
nostra secolare civiltà che noi Brigaschi tanto amiamo. |