Posizione linguistica dell’idioma brigasco

 

La posizione linguistica dell’idioma brigasco è stata negli ultimi tempi oggetto di un ampio dibattito. Sul n. 44 de A Vastera abbiamo pubblicato uno studio del Prof. Franco Bronzat e sul n.45 interventi del prof. Fio- renzo Toso, dello stesso prof. Franco Bronzat e del prof. Jean Ansaldi in collaborazione con Didier Lanteri. Con le annotazioni pervenuteci dal prof. Werner Forner, docente presso l’Università di Siegen, su quanto scritto da Ansaldi e la risposta dello stesso Ansaldi a tali annotazioni, che an- cora pubblichiamo, riteniamo opportuno concludere questa fase di interventi, convinti che un po’ di quiete possa favo- rire un più sereno approccio alla questione. In qualità di presidente pro tempore de A Vastera, a conclusione di tutti gli interventi ed opinioni espresse, ri- tengo di dover fare al riguardo alcune considerazioni. Sono cosciente della mia limitata competenza nel cam- po della linguistica e non intendo esprimere valutazioni sulle ricerche dei valenti studiosi intervenuti sull’argomen- to, verso i quali noi Brigaschi nutriamo riconoscenza per l’interesse che hanno dimostrato e dimostrano nei riguardi del nostro particolare idioma, tuttavia, come consigliato anche dal prof. Ansaldi, vorrei tentare di introdurre nel di- battito, che si è rivelato spesso troppo aspro e nervoso, un po’ più di serenità. Uno dei principali obbiettivi di coloro che, come me, operano nell’associazione A Vastera è di ricercare possibi- lità e modi per la salvaguardia del nostro idioma, che per noi non rappresenta un mero oggetto di studio, ma lo stru- mento con cui comunichiamo e sentiamo di appartenere ad una comunità con radicate tradizioni storico-culturali. Curiosamente si riscontra in alcuni documenti storici che comunità occitane usavano proprio il termine “ lengatge” (il linguaggio) per designare la patria. A questo proposito mi pare esemplifcativo quanto scrive Didier Lanteri, amareggiato come noi per i toni ac- cesi con i quali, da parte di sostenitori della tesi esclusiva che il brigasco non è altro che un dialetto ligure, è stato spesso condotto il dibattito sull’idioma brigasco: “ . Mi e në capiscë pa përché i prutagunista dë st’afaire li sërin squasi prunti a patëlarsè quand tut lolì ër n’ën va pa a pena : tanti prufëssùu de trei paìsi (Gërmania, Italia e Fransa) li poru rusarsè cun forsa…e mi quand ades e vagh aa Briga e në trov squasi ciu nësciun për purée scambiàa dùe parole ën brigasch.... Ma ti capisciu cücrèn, ti ?”(“ Io non capisco perché i protagonisti di questo affare sarebbero quasi disposti a darsele, quando non ne vale la pena: tanti professori di tre paesi ( Germania, Italia, Francia) possono bisticciare con forza…ed io adesso vado a Briga non trovo quasi più nessuno per poter scambiare due parole in bri- gasco…Ma ci capisci qualcosa, tu?”) Trattandosi di tema che si è rivelato tanto complesso(!), conveniamo come associazione sull’opportunità di un in- contro perché lo stesso venga approfondito collegialmente da esperti, tuttavia nella situazione odierna ci può interes- sare relativamente se il nostro particolare idioma brigasco - che Garnier aveva defnito “ una lingua a parte della mon- tagna, senza alcun riferimento grammaticale né con il pie- montese, né con il ligure e che ha solamente ricevuto in prestito numerosi termini da quest’utima lingua (il ligure) e dal francese” - sia un idioma genuinamente occitano o, in terra di confne, abbia soltanto subito un forte infusso occitano, soprattutto sul piano lessicale, fno a farlo ritenere affne alla parlate occitane. Ci interessa soprattutto poterlo salvaguardare e saremmo lieti se risultasse effettivamente utile, anche se fnora non lo è stato, il riconoscimento di “minoranza linguistica storica” ai sensi della Legge 482/99. Per quanto attiene questo particolare e gradito rico- noscimento, -- certo da noi non usurpato come invece da qualche studioso ci è stato rinfacciato -- ritengo utile an- cora una volta riferire che è nel Regolamento di attuazione della Legge nazionale 15 dicembre 1999, n. 482, emanato con Decreto del Presidente della Repubblica. del 2 maggio 2001, n. 345, che si legge testualmente : “Nell’ambito della lingua occitana si è sviluppata una parlata, quella brigasca, con affnità alla parlata di Olivetta San Michele. I terri- tori interessati sono quelli comprendenti la zona dell’ex comune di Briga Marittima, diviso alla fne della seconda guerra mondiale, tra il comune di La Brigue, in territorio francese, Realdo e Verdeggia, frazioni del comune di Triora in provincia di Imperia, Piaggia, Upega e Carnino, frazioni del comune di Briga Alta, in provincia di Cuneo, oltre a Viozene, frazione del comune di Ormea, anch’esso in pro- vincia di Cuneo “. Una secolare memoria storica ha tramandato inoltre ai Brigaschi la consapevolezza che la loro comunità, costitui- tasi a Briga, nella valle Livenza-Roja nei primi secoli suc- cessivi all’anno mille, e successivamente estesasi intorno al quindicesimo secolo nell’Alta Valle Argentina creando i vil- laggi di Borniga, Realdo e Verdeggia e nell’alta valle Tanaro, i villaggi di Piaggia, Upega, Carnino e Viozene, è stata creata da gente giunta dalla montagna con storie, radici e tradizioni diverse da quelle della gente ligure, giunta dal mare. Questa memoria storica è stata vissuta per secoli dai Brigaschi come sentimento di appartenenza ad un gruppo con radici storico-culturali franco-pemontesi. Per secoli e sino al 1947, la comunità brigasca è stata legata alle vi- cende storiche di Nizza e del Piemonte, spesso in antago- nismo con i Genovesi, che avevano un loro avamposto in Triora. Certo questo sentimento di appartenenza, ancora vivo nelle generazioni anziane, va attenuandosi nelle ge- nerazioni più giovani, poiché a partire dalla seconda metà del secolo scorso molti Brigaschi sono emigrati soprattutto in Liguria e i loro rapporti con i centri economico – sociali e culturali della Liguria si sono accentuati . “A Vastera, in- fatti, si sente pienamente a proprio agio quale socia della Consulta Ligure delle Associazioni per la cultura, le tradi- zioni e la difesa dell’ambiente ed oggi il senso di apparte- nenza alla comunità Brigasca non è certo vissuto in modo antagonistico nei confronti delle comunità Liguri, ma con lo spirito di ricerca di un rapporto di serena intesa e colla- borazione. . Resta comunque il fatto che molti Liguri che si avvicinano all’idioma brigasco, rilevano senza ombra di dubbio che lo stesso si differenzia da quello ligure Nino Lanteri Da Jean Reboul, poeta provenzale del 1800: “ Que Dieu benedigue vòsta taula! Siegon de festa vòstri luchas, que li rivaus siegon d’amis! Aquéu qu’a fach li ceus, a fach nòste pais tan grand que i a de large per toti lis estelas” “ Che Dio benedica la vostra tavola! Siano di festa le vostre lotte, che i rivali siano degli amici! Colui che ha creato i cieli, ha fatto il nostro paese tanto grande che c’è spazio per tutte le stelle”.