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Cenni storici sul confine italo-francese di Ventimiglia

 


 

La storia vera e propria del confine italo-francese di Ventimiglia risale a tempi relativamente recenti, ma in realtà i suoi presupposti vanno ricercati nel periodo delle lotte tra genovesi e angioini negli ultimi secoli del Medioevo. Da un accordo tra il conte di Provenza Carlo d’Angiò e la Repubblica di Genova nacque appunto la prima sistemazione della zona di confine tra l’estremo Ponente ligure e i territori provenzali con la firma del trattato di Aixen-Provence, che nel 1262 sancì la spartizione dell’antica contea intemelia tra i signori della Provenza e i domini di terraferma della Serenissima. Dopo il successivo passaggio di Nizza sotto la sovranità dei Savoia nel 1388, il comprensorio intemelio assunse la nuova funzione di fascia confi naria tra il Ducato sabaudo e la Repubblica di Genova, mentre i territori di Mentone e Roccabruna passavano sotto la giurisdizione dei signori di Monaco senza tuttavia modificare i rapporti di forza nella zona, il cui unico territorio formalmente indipendente rimase soltanto quello della Contea di Tenda, destinata comunque a entrare anch’essa nell’orbita sabauda nel 1579. Fu tuttavia solo nel 1713, con la firma del trattato di Utrecht, che si pervenne per la prima volta ad una delimitazione ufficiale della frontiera tra il territorio del Ducato di Savoia e quello del Regno di Francia con la fissazione della linea di confine lungo la displuviale alpina. La nuova frontiera venne quindi sanzionata da un successivo trattato, stipulato a Torino il 24 marzo 1760, che ribadì l’attribuzione al corso del Varo del suo ruolo di confine storico tra il territorio sabaudo e quello francese al limite occidentale del versante settentrionale della regione geografica italiana, mentre Ventimiglia vedeva riconfermata la sua mansione di avamposto fortificato al confine tra i domini sabaudi e quelli genovesi. La frontiera intemelia tornò protagonista qualche decennio dopo con il suo superamento da parte delle truppe rivoluzionarie francesi, che invasero il territorio genovese proprio dal valico di Ventimiglia il 6 aprile 1794, dando inizio all’occupazione della Liguria, che si sarebbe protratta con alterne vicende fino alla caduta di Napoleone. Nel 1796 il re di Sardegna Vittorio Amedeo III era stato intanto costretto a cedere alla Francia la Contea di Nizza, già peraltro annessa al territorio metropolitano francese fin dal 1793 su disposizione della Convenzione Nazionale. Con l’instaurazione del dominio napoleonico e l’incorporazione della Liguria nell’Impero francese, il confine di Ventimiglia perse la funzione di linea di demarcazione amministrativa tra due entità territoriali distinte, ma registrò una piccola ma importante modifica nella zona dei Balzi Rossi, dove il quartiere di Garavano, sino al Vallone di Longoira o di San Luigi, passò dal Comune di Ventimiglia a quello di Mentone in virtù di un decreto imperiale emanato il 7 maggio 1808. La modesta amputazione territoriale avrebbe tuttavia assunto una notevole importanza qualche decennio dopo in occasione della fissazione dei nuovi confini tra Francia e Regno di Sardegna, quando il corso del torrente San Luigi venne scelto appunto come linea divisoria tra il territorio francese e quello sardo in corrispondenza della frontiera marittima tra i due Stati, poi rimasta inalterata fi no ai nostri giorni all’altezza degli attuali valichi di Ponte San Luigi e Ponte San Ludovico. Intanto era giunta a maturazione la decisione della cessione del circondario di Nizza alla Francia, formalizzata negli accordi di Plombières tra Cavour e Napoleone III del 20 luglio 1858, e poi ufficialmente sanzionata dal Trattato di Torino del 24 marzo 1860, quando venne stabilito tra l’altro che una commissione mista avrebbe determinato in spirito di equità le frontiere tra i due Stati tenendo conto della configurazione delle montagne e delle necessità di difesa. Ratificata definitivamente la cessione con decreto reale dell’11 giugno 1860, la fissazione del nuovo confine venne affidata ad una commissione che procedette alla delimitazione ufficiale della frontiera il 29 ottobre 1861 con il posizionamento dei cippi di confine lungo tutto il suo percorso. La nuova linea di demarcazione nella zona intemelia partiva dal mare, all’altezza della foce del torrente San Luigi, seguiva poi il letto del torrente medesimo fi no alla spalla occidentale del ponte detto di San Luigi, che rimaneva completamente in territorio italiano, mentre sulla parete rocciosa ad occidente del ponte venne dipinto un grande triangolo bianco bordato di nero, tuttora esistente, destinato a segnare – unitamente ad un altro situato in linea perpendicolare al primo all’altezza dell’attuale valico di Ponte San Ludovico – la linea di separazione tra i mari territoriali dei due Stati e a circoscrivere le rispettive zone di pesca, poi ufficialmente delimitate il 18 giugno 1892. Il confine prosegue poi in linea retta, con direzione di nordovest, fino alla cima della Girauda, sullo sprone interposto tra le due vallette di San Luigi a est e di Garavan a ovest, seguendo quindi la linea displuviale di questo sprone lungo le cime di Monte Carpano e Castello del Lupo. Attraverso poi la cresta delle Rocche della Longoira, Passo di Corna e Rocche Campassi raggiunge infine il Monte Grammondo (1378 m), importante nodo orografico che si insinua con numerose diramazioni tra gli anfratti della valle del Bevera a est e a nord e contro i valloni di Ciarabaira, di San Romano e dell’Aigue a ovest. Il sistema delle comunicazioni frontaliere nella zona intemelia si arricchì pochi anni dopo di un nuovo importante tassello, la linea ferroviaria Genova Nizza, inaugurata nel 1872, con la sistemazione della dogana ferroviaria presso la stazione di Ventimiglia, eretta a «stazione internazionale» in seguito alla stipulazione di un’apposita convenzione tra il governo italiano e quello francese il 20 gennaio 1879. Nei decenni successivi si registrano invece alcune proposte di rettifica del confine da parte del sottoprefetto di Sanremo Bodo, nel 1914, e del presidente di una commissione appositamente incaricata dal ministro degli Esteri Sonnino, nel 1918, senza tuttavia che ciò comportasse alcuna modifica della frontiera, tranne l’effettuazione di un piccolo controllo, con conseguente raffittimento dei cippi confinari nel tratto tra Rio delle Pasque e Castel del Lupo, che ebbe luogo nel 1926 in seguito ad alcuni incidenti verificatisi nei pressi di Castellar, e di cui sarebbe rimasto in vigore soltanto il tratto compreso tra Monte Mergo e Castel del Lupo per complessivi 24 termini di confine. Nel periodo tra le due guerre si segnala inoltre l’avvio della costruzione dell’edificio della dogana di Ponte San Luigi, iniziato nel 1938 in sostituzione della vecchia dogana ospitata in uno stabile situato a fianco dell’Albergo Miramare di Grimaldi, e poi terminato nei primi anni del dopoguerra dopo un’interruzione dei lavori dovuta all’apertura delle ostilità con la Francia nel giugno 1940. Quest’ultimo evento avrebbe peraltro comportato un ulteriore spostamento del confine nella zona intemelia in seguito all’occupazione italiana di Mentone, dove la nuova frontiera fu fissata all’altezza del Ponte dell’Unione, situato tra la fi ne dell’abitato di Mentone e la frazione di Roquebrune Carnolès, sopra il corso del torrente Gorbio lungo la strada statale RN7, a una cinquantina di metri dal mare. Tale confine rimase in funzione fino alla ritirata da Mentone delle truppe italiane all’indomani dell’armistizio con gli Alleati dell’8 settembre 1943, quando la cittadina francese venne occupata dalle forze della Wehrmacht. Liberata Mentone il 6 settembre 1944, la frontiera italo-francese fu riportata all’altezza di Ponte San Luigi, ma anche questa volta in via non definitiva perché la situazione si sarebbe nuovamente modificata dopo lo sfondamento del fronte italiano e la conseguente occupazione francese di Ventimiglia, protrattasi dal 25 aprile al 18 luglio 1945, quando il confi ne venne provvisoriamente fissato dalle autorità transalpine in corrispondenza del ponte dei Piani di Borghetto tra Bordighera e Vallecrosia, dove fu installato anche un posto di blocco presidiato dalle forze dell’ordine dei due paesi. Dopo la partenza delle truppe francesi da Ventimiglia, il confine venne quindi riportato definitivamente a Ponte San Luigi, dove sarebbe rimasto fino ad oggi senza alcuna modifica da parte del Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, che – come è noto – avrebbe invece assegnato Briga e Tenda alla Francia. Nei primi anni del dopoguerra la frontiera intemelia ritornò al suo ruolo tradizionale di punto di passaggio tra l’Italia e la Francia lungo la fascia costiera ligure-provenzale, con un consistente aumento del traffico veicolare alimentato da un sempre più massiccio flusso turistico e dal fenomeno del lavoro frontaliero. Verso la fine del 1948 corse peraltro voce di una possibile rettifica del confine nella zona dei Balzi Rossi avanzata da alcuni capitalisti francesi e poi resa nota da vari quotidiani italiani, ma nel gennaio dell’anno dopo il nostro Ministero degli Esteri si affrettò a rassicurare il prefetto di Imperia sulla totale infondatezza di tale rivendicazione, che il Consolato generale d’Italia a Nizza chiarì essere stata un’iniziativa personale del sindaco di Mentone. Nel rinnovato spirito di amicizia franco-italiana, caratterizzata anche dall’avvio di un faticoso processo di cooperazione transfrontaliera destinato a dare buoni frutti, si colloca anche la grande manifestazione svoltasi a Ponte San Luigi il 28 dicembre 1952, alla quale intervennero tra gli altri l’onorevole Paolo Emilio Taviani e il socialista belga Henri Spaak, considerato uno dei padri fondatori dell’Europa. Gli anni successivi videro un’ulteriore intensificazione del traffico turistico e commerciale al valico di Ponte San Luigi, tanto che già dai primi anni Cinquanta era stata avanzata la proposta di aprire un nuovo valico lungo il mare per smaltire la ormai imponente mole di traffico veicolare passante per la vecchia frontiera, che aveva raggiunto un’enorme consistenza, valutabile in diversi milioni di veicoli l’anno. Dopo una lunga fase progettuale, si giunse così all’apertura del valico di Ponte San Ludovico, che venne ufficialmente inaugurato il 4 luglio 1964 con la dogana italiana sistemata in un edificio in metallo a forma di parallelepipedo allungato, poi utilizzato fino al 1982, quando fu rimpiazzato da una nuova struttura in ferro con tetto composto da piastre d’acciaio stampato, oggi destinata peraltro alla demolizione in seguito all’abbattimento delle frontiere e alla definitiva abolizione dei controlli doganali. Qualche anno dopo venne invece aperto un nuovo valico destinato ad assumere un ruolo di primaria importanza nel sistema dei collegamenti internazionali tra Italia e Francia non soltanto nel comprensorio intemelio ma anche in tutta la zona frontaliera dalla Valle d’Aosta al mare. In seguito infatti all’attivazione dell’esercizio dell’Autostrada dei Fiori su tutta la tratta compresa tra Savona e il confine di Stato nel luglio 1971, venne inaugurato il nuovo valico alla barriera autostradale di Roverino, dove furono installati gli uffici della dogana italo-francese a circa sei chilometri dal confine tra i due Stati, situato all’interno della galleria di Cima Giralda. Il fabbricato della dogana di Roverino sarebbe stato poi smantellato nel corso del 2003 in seguito alla sopravvenuta abolizione definitiva dei controlli di polizia alle frontiere interne dei paesi racchiusi nello «spazio Schengen». Proprio in seguito alla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen il 27 novembre 1990, si è proceduto, anche nella nostra zona, alla soppressione dei controlli di polizia ai valichi stradali del comprensorio, dove le formalità doganali furono espletate fi no al 28 febbraio 1998, cessando completamente dal giorno successivo, mentre quelle presso il valico autostradale di Roverino sarebbero state eliminate a partire dal 1° aprile dello stesso anno. Contestualmente all’abolizione dei controlli ai valichi stradali, vennero soppressi naturalmente anche quelli espletati presso la stazione ferroviaria internazionale, in applicazione della nuova normativa in materia di circolazione delle persone alle frontiere dei paesi firmatari della Convenzione di Schengen. Nel giugno 2002 – secondo quanto stabilito dall’articolo 1 dell’accordo italo-francese di Chambéry del 3 ottobre 1997 – è stato infine aperto, presso il valico di Ponte San Luigi, il Centro di Cooperazione di Polizia e di Dogana di Ventimiglia, al quale sono stati affidati vari compiti operativi, tra i quali lo scambio di informazioni tra le polizie italiana e francese, la riammissione degli stranieri irregolari, l’assistenza al personale impegnato nelle operazioni di osservazione e inserimento oltre frontiera e il coordinamento delle misure congiunte di sorveglianza nelle rispettive zone di frontiera. Nel corso di un successivo incontro tra i ministri dell’Interno italiano e francese Scajola e Sarkozy, svoltosi a Imperia il 1° luglio 2002, è stato istituito un Comitato misto italo-francese, copresieduto dai prefetti di Imperia e delle Alpi Marittime, al fine di sviluppare una serie di iniziative comuni in materia di controlli di frontiera e provvedimenti di polizia giudiziaria, tra cui quelli miranti a contrastare più efficacemente il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Così, a quasi centocinquant’anni dalla sua istituzione nel lontano 1861, il confine italo-francese di Ventimiglia non rappresenta più una linea divisoria rigida e intangibile tra due nazioni confinanti, ma costituisce invece una vera e propria fascia di contatto e punto di collegamento turistico e commerciale tra due realtà assolutamente omologhe e complementari, integrate nel sistema politico, economico e sociale della nuova Europa senza frontiere.

Andrea Gandolfo (Ringrazio il Sig. Silvio Ascheri per alcune gentili informazioni)